Chi è Robert F. Kennedy Jr, il nipote di JFK influencer e leader della disinformazione no-Vax

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BERLIN, GERMANY - AUGUST 29: Robert F. Kennedy Jr., nephew of former U.S. President John F. Kennedy, speaks to people from a wide spectrum, including coronavirus skeptics, conspiracy enthusiasts, right-wing extremists, religious conservatives, hippies and others gathered under the Victory Column in the city center to hear speeches during a protest against coronavirus-related restrictions and government policy on August 29, 2020 in Berlin, Germany. City authorities had banned the planned protest, citing the flouting of social distancing by participants in a similar march that drew at least 17,000 people a few weeks ago, but a court overturned the ban. (Photo by Sean Gallup/Getty Images) (Photo: Sean Gallup via Getty Images)
BERLIN, GERMANY - AUGUST 29: Robert F. Kennedy Jr., nephew of former U.S. President John F. Kennedy, speaks to people from a wide spectrum, including coronavirus skeptics, conspiracy enthusiasts, right-wing extremists, religious conservatives, hippies and others gathered under the Victory Column in the city center to hear speeches during a protest against coronavirus-related restrictions and government policy on August 29, 2020 in Berlin, Germany. City authorities had banned the planned protest, citing the flouting of social distancing by participants in a similar march that drew at least 17,000 people a few weeks ago, but a court overturned the ban. (Photo by Sean Gallup/Getty Images) (Photo: Sean Gallup via Getty Images)

È stata battezzata disinformation dozen, dozzina della disinformazione. Si tratta di quel ristrettissimo gruppo di personalità che negli Usa genera quasi due terzi della disinformazione sui vaccini anti-Covid via Facebook e Twitter. Un report realizzato dal Center for Countering Digital Hate e dall’Anti-Vax Watch afferma che queste 12 persone sono responsabili del 65% di tutti i post e tweet sui temi ricondivisi e cari ai negazionisti. L’analisi è stata realizzata analizzando 812 mila contenuti sui social tra il 1° febbraio e il 16 marzo. Della dozzina, scrivono gli autori, fanno parte medici no vax, guru della medicina alternativa, ma anche uomini politici, come Robert F. Kennedy Jr. Suo zio era John F. Kennedy, presidente degli USA ucciso nel 1963.

Il membro della dinastia americana è un volto noto del movimento Free-Vax ed è molto attivo sui social network. Instagram ne ha cancellato il profilo in maniera permanente dallo scorso febbraio “per aver condiviso ripetutamente affermazioni smentite sul coronavirus ed i vaccini” (così recita una nota Facebook, che ha acquistato Instagram nel 2012, ndr). Kennedy continua però ad essere attivo su Facebook e Twitter, nonostante le richieste e gli sforzi fatti per sospendere la sua attività online.

Tra i contenuti condivisi da Kennedy che hanno violato la policy di Instagram si segnala, per esempio, un post in cui si collega la morte del leggendario giocatore di baseball, Hank Aaron, al vaccino anti-coronavius. D’altronde, il nipote dell’ex presidente Usa è da sempre sostenitore di tesi che collegano i vaccini a una serie di patologie infantili come l’autismo ed è, tra l’altro, presidente del Children’s Health Defense, gruppo di attivisti che porta avanti attività anti-vacciniste e che oltreoceano è stato identificato come una delle principali fonti di disinformazione sul tema.

L’attività di Kennedy non è portata avanti soltanto online. Nel corso della manifestazione svoltasi a Berlino il 29 agosto 2020 contro il lockdown, RFK Jr. ha tenuto un discorso in cui ha affermato che la pandemia ha dato ai governi “la capacità di imporre controlli sulla popolazione che la popolazione altrimenti non avrebbe mai accettato - creando istituzioni e meccanismi per orchestrare e imporre l’obbedienza”.

Da par sua, il politico si difende dalle accuse di disinformazione affermando di essere favorevole ai vaccini a patto che siano sicuri e sottolinea che tutti i suoi figli sono stati vaccinati. I profili social di Kennedy e di altre 11 personalità (tra cui il guru della medicina alternativa Joseph Mercola; gli ex istruttori di body building Bollinger, sostenitori di sedicenti terapie alternative anti-cancro; la No Vax Sherri Tenpenny, ecc), dunque, sono responsabili del 65% dei post complottisti, che solo nel mese di aprile sono stati visti e condivisi 29 milioni di volte. Molti dei contenuti No Vax condivisi sui social - ha mostrato l’analisi del Center for Countering Digital Hate e dell’Anti-Vax Watch - anche se non partono direttamente dai ’12′ sono comunque derivati dal loro materiale. C’è poi il guru della medicina alternativa

I dodici, rivela il report, sono in grado di raggiungere un bacino di ben 58 milioni di utenti creando, secondo gli esperti, un cospicuo giro d’affari annuo (tra chi desidera farsi pubblicità fra un determinato target e l’investimento affrontato dai No-Vax per ottenere maggiore visibilità). Per questo, nonostante le piattaforme abbiano ribadito più volte la loro volontà di combattere la disinformazione, il presidente Joe Biden si è scagliato contro i colossi social accusandoli di complicità: “La disinformazione da voi diffusa uccide”.

Il virologo Anthony Fauci, da par sua, ha sottolineato che “se anni fa fossero circolate le false informazioni di oggi, avremmo ancora vaiolo e poliomielite”. Kevin McAlister, un portavoce di Facebook, ha affermato che la società “non si farà distrarre da accuse non supportate dai fatti”. “Abbiamo rimosso più di 18 milioni di contenuti di disinformazione sul Covid e rimosso gli account che infrangono ripetutamente le regole”, ha detto la società in un’altra dichiarazione.

A proposito della presa di posizione dei colossi social - si legge nel rapporto del Center for Countering Digital Hate e dell’Anti-Vax Watch - “il ‘sequel’ della nostra indagine di marzo rivela che un mese dopo che i dirigenti di ‘big tech’ hanno preso l’impegno davanti al Congresso di fermare questi ‘superdiffusori’ di disinformazione sui vaccini la ‘disinformation dozen’ continua ad operare attraverso Facebook, Twitter e Instagram. Dieci di questi profili sono ancora attivi su Facebook, e otto su Instagram, e almeno 105 post sono riusciti a superare le barriere messe dalle policy sulla disinformazione”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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