Chi è Valentina Dallari: tutto sulla fidanzata di Junior Cally

valentina dallari

Valentina Dallari è già nota al grande pubblico per la sua esperienza come tronista a Uomini e Donne e per i problemi di salute legati al suo rapporto con il cibo. L’ex pallavolista sembra essere uscita fuori dal suo lungo tunnel ma non smette di essere al centro dei commenti delle malelingue e dei rotocalchi per la sua relazione amorosa con il cantante mascherato Junior Cally.

Valentina Dallari, chi è

Valentina Dallari nasce a Bologna 19 dicembre 1995. Sin dalla più giovane età, si dedica anima e corpo allo sport e infatti gioca a pallavolo a livello agonistico per diverso tempo ma, a causa di una rottura al menisco e al crociato anteriore, ha dovuto ritirarsi.

Dopo aver lasciato il mondo agonistico della pallavolo, la Dallari ha iniziato a elaborare un modo distorto di vedere il proprio fisico. Anche durante la sua esperienza nello show di Maria De Filippi ha sempre dichiarato l’insicurezza nei confronti del suo aspetto fisico.

Inoltre, ad aggiungersi a una situazione già complessa, c’è stato il naufragare della relazione che la Dallari aveva all’epoca con un ragazzo che l’ha lasciata proprio nel periodo successivo all’infortunio.

Valentina Dallari malattia

Non è un mistero che Valentina Dallari abbia avuto problemi di anoressia che ha radici profonde negli squilibri dell’ambiente familiare e nel senso di inadeguatezza perenne che affligge questa tipologia chi ne è afflitto.

Molto utile al suo percorso di guarigione è stato il libro che la stessa ex corteggiatrice ha scritto:

È stato difficile ma anche molto terapeutico e liberatorio. La prima parte, quella riguardante la mia infanzia e i miei ricordi prima della malattia, l’ho scritta come se avessi una mitragliatrice. Ero arrabbiata, non vedevo l’ora di poter vomitare tutto su un foglio bianco. Purtroppo ho la tendenza a rimuginare molto sul mio passato, lo analizzo pezzo per pezzo, per trarne poi insegnamenti e consapevolezze sempre nuove. Ero arrivata al limite massimo di memoria, come un hard disk, e ho colto la palla al balzo. La seconda parte, invece, quella riguardante il ricovero per anoressia, è stata molto più dolorosa. Continuavo a rimandare, mi sedevo davanti al Mac, per poi chiuderlo 5 minuti dopo. E’ stato come riaprire una ferita ancora fresca, neanche l’ho riletto. Non avevo il coraggio di farlo. Mi sono detta: questo è il mio limite, e lo accetto. Con il senno di poi, rileggendolo ora, sono orgogliosa di come sia uscito. C’è tanto dolore, come dice mamma, “leggerlo è stato come ricevere un pugno, in ogni parola che scrivevi.