“Chi crederebbe che mi avevano violentata se avevamo fatto sesso orale?"

(Getty Images)

Articolo di Carme Chaparro, editorialista di Yahoo Spagna e giornalista televisiva. Autrice di “Non sono un mostro“, best seller spagnolo pubblicato anche in Italia. 

Cinque uomini violentano una ragazza in un portone. È la Festa di San Firmino. Lei ha 18 anni, e ha bevuto. Li ha appena conosciuti. Li segue convinta di andare a farsi una canna con loro, ma appena entrati la violentano in cinque, anche in più di uno alla volta, riprendendo tutto con il cellulare per poi farlo vedere ai loro amici.

Si fanno chiamare il “branco” e si sospetta abbian fatto uso di sostanze come la scopolamina per abusare di altre donne. Nei loro messaggi Whatsapp nei giorni precedenti alla festa di San Firmino parlano apertamente di questo tipo di droga e anche di rapporti sessuali di gruppo.

Ma in Spagna c’è chi dice che è stata anche colpa sua, perché era ubriaca, perché stava a notte fonda in compagnia di ragazzi appena conosciuti, perché era entrata con loro in un portone. Perché non li ha presi a schiaffi, non li ha graffiati, non si è messa a gridare. Durante il processo la ragazza ha detto che era in stato di shock, e che non aveva opposto resistenza perché voleva solo che tutto finisse il prima possibile.

La solita vecchia storia: è lei che ci ha provocato, non si controllava perché aveva bevuto troppo, non ha opposto abbastanza resistenza.

Qualche anno fa hanno violentato una mia amica. Lei non ha realizzato subito di aver subito violenza. Il senso di colpa era talmente grande che era uscita dal portone pensando che era tutto ok. Questo il suo racconto:

“Avevo diciassette anni e tornavo a casa dopo aver bevuto qualcosa con degli amici. Dovevano essere le due di notte. Mi ha assalito alle spalle mettendomi qualcosa di tagliente alla gola e mi ha spinto in un portone. “Se gridi ti ammazzo”, mi dice tra un gemito e l’altro, mentre mi sbottonava i jeans e cercava i miei slip.

Io ero vergine. Tutto quello a cui riuscivo a pensare in quel momento era che ero vergine e che non volevo che mi ammazzasse.

Cosa avrei potuto fare? Ero schiacciata contro il muro con un uomo che pesava il doppio di me, che mi puntava un coltello al collo e che mi stava facendo un male cane nel tentativo di abbassarmi i pantaloni. Non potevo respirare e la guancia destra cominciava a sanguinare per lo sfregamento contro la parete. Allora glielo dissi. “Se vuoi ti faccio un pompino”. Non so perché mi uscirono di bocca queste parole, forse l’istinto di conservazione. “Se vuoi ti faccio un pompino”. Non c’era modo di tornare indietro. Notai come la morsa si era fatta un po’ meno stretta. Ancora non era riuscito a abbassarmi i pantaloni. “Ho le mie cose, se vuoi te lo prendo in bocca, dicono che sono brava”. Pensai che se avessi preso il controllo della situazione non mi avrebbe fatto male, non mi avrebbe ammazzato. Non so neanche dove avevo imparato quelle parole. Non avevo mai fatto sesso orale. Perché all’improvviso parlavo come una prostituta? Lui accettò. Forse aveva paura che ci sentisse qualcuno. Accettò. Mi fece girare e mi buttò per terra e senza mai abbassare il coltello mi mise il suo pene in bocca, prendendomi per i capelli e facendomi molto male. Durò poco. Dopo essere venuto mi schiacciò con violenza la testa per terra e se ne andò.

Non l’ho mai denunciato, e in tutti questi anni non l’ho raccontato quasi a nessuno. Sono uscita da quel portone convinta di aver fatto in modo che non mi violentassero. Gli ho solo fato un pompino. Un pompino. Solo molto più tardi mi son resa conto che avevo subito violenza. Ma certo. Anche se era stata solo una fellatio, anche se dopo mi ero sforzata di andare avanti con la mia vita di diciassettenne, lui mi aveva violentato e io avrei dovuto denunciarlo. Ma chi mi avrebbe creduto? Chi crederebbe che mi aveva violentato se io gli avevo fatto un pompino?”

Chi l’avrebbe creduta? Chi le crederebbe adesso? Se la vittima ha un vestito troppo scollato, o se ha ballato in modo troppo sensuale in discoteca, o se ha camminato per strada da sola di notte o ha fatto eccitare gli uomini che la guardavano in un locale… allora un po’ di colpa ce l’ha anche lei, vero?

Perché non diamo la colpa alla vittima quando si parla di altri tipi di delitti? Nessuno dice “le han rubato la borsa perché la portava a tracolla, o le han rubato in casa perché non aveva l’allarme.

In Spagna la risposta femminista è stata fortissima e sorprendente. “Anche noi siamo un branco”. Manifestazioni, hashtag sui social, articoli di giornale: “Io ti credo, sorella”.

Anche io le credo, come credo alla mia amica.
“Chi crederebbe che mi avevano violentata se gli avevo fatto un pompino?”

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Carme Chaparro

Articolo di Carme Chaparro.

Carme Chaparro (Barcellona, 1973) è giornalista e anchorwoman in programmi televisivi e radiofonici spagnoli dedicati all’informazione, editorialista di Yahoo Spagna. “Non sono un mostro” è il suo primo, acclamato romanzo, vincitore tra l’altro del “Premio Primavera de Novela”.

 

 

Non sono un mostro

 

 

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