Chi è Massimo Giuseppe Bossetti, presunto killer di Yara

Angela Iannone
Massimo Giuseppe Bossetti

Si voleva mantenere "il massimo riserbo", almeno queste erano le intenzioni della Procura, invece dal momento della rivelazione della notizia del fermo del presunto killer di Yara Gambirasio, di Massimo Giuseppe Bossetti si sa praticamente tutto, o quasi.

Chi è. Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni,  è un muratore di Clusone e titolare di una piccola azienda edile. Incensurato, sposato con 3 figli che fino a ieri viveva tranquillamente a Mapello, in provincia di Bergamo, a meno di dieci minuti di macchina da Brembate di Sopra, luogo in cui viveva la tredicenne uccisa ormai tre anni e mezzo fa.
L'uomo è nato da una relazione clandestina tra l’autista Giuseppe Guerinoni, morto nel '99, l'uomo il cui DNA venne ritrovato sugli indumenti intimi della ragazzina e che ha fatto partire tutte le indagini, e una donna del luogo, che faceva le pulizie in casa della famiglia Gambirasio. E' proprio tramite questo DNA che si è risaliti, dopo anni di dettagliate indagini della polizia scientifica e dei carabinieri del Ros al nome del presunto killer, che ha anche una sorella gemella.


La probabilità che l'autista di Gorno - di cui forse nessuno conosceva la paternità - e di Bossetti è del  99, 9999987 per cento, secondo quanto dichiarato dalla polizia scientifica. Dalle pieghe delle indagini emerge un altro particolare: Bossetti sarebbe il nipote biologico (non anagrafico perché figlio illegittimo) dell'anziana domestica della famiglia Gambirasio. Non si esclude, dunque, che l’uomo conoscesse Yara.



Una persona tranquilla e riservata, così lo descrivono i vicini e i conoscenti. Una famiglia "riservatissima", un lavoro e passioni normali, come le moto, gli animali. Elementi che vengono estrapolati ininterrottamente da ieri dal suo profilo Facebook. Soprattutto, l'amore per le sue bambine, "le mie due majorette…”, come scrive sotto una foto delle figlie vestite da ragazze pon-pon. E poi i post che, se dovessero confermare quanto dichiarato dalle indagini, lasciano l'amaro in bocca: "Perdona sempre chi ti ha fatto del male: passaci sopra…”.

I vicini di casa di Bossetti oggi stentano a credere a quanto accaduto: "Un bravo ragazzo, un muratore in proprio che conduceva una vita tranquilla", ma ci tengono a sottolineare che "non è di qua, è arrivato qui e si è sposato con una ragazza del posto", quasi come a voler prendere le distanze dalla vicenda. "Speriamo solo che non sia vero", concludono increduli.
Qualcuno parla anche del suo furgone: "E' bianco, ma non chiuso", riferendosi al furgone che in molti avevano visto aggirarsi per Brembate Sopra nelle tragiche ore della sparizione di Yara, raccontano alcuni testimoni a La Voce di Bergamo.
La riservatezza pare essere la caratteristica principale dell'uomo e di tutta la sua famiglia, che a Mapello vive in un piccolo appartamento di una curata palazzina gialla. Nello stesso edificio, a pianterreno vive la suocera Adelina, madre di Marita, moglie di Bossetti.







Da tempo le indagini si erano concentrate su Mapello, luogo in cui era stata agganciata per l'ultima volta la cella del telefonino di Yara. Quasi quattro anni di indagini, poi ieri, un normale controllo stradale, durante il quale Bossetti è stato sottoposto al test dell'etilometro, espediente attraverso il quale i carabinieri hanno estratto il suo DNA, risultato "perfettamente coincidente" con quello trovato sul corpo di Yara.
Davanti al pm Letizia Ruggeri, l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, ammettendo di essere sereno e respingendo ogni accusa. Frattanto, il procuratore Francesco Dettori continua a ribadire ai media che "a tutela dell'indagato [...] secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza''.