Chi era al-Sahrawi, il leader dell'Isis in Sahel ucciso dai francesi

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A sinistra Adnan Abu Walid al-Sahraw. A destra membri dell'esercito nigeriano (Photo: Wikipedia e Getty)
A sinistra Adnan Abu Walid al-Sahraw. A destra membri dell'esercito nigeriano (Photo: Wikipedia e Getty)

Un sanguinario responsabile di attacchi particolarmente cruenti in Mali, Niger e Burkina Faso e sul quale pendeva una taglia da cinque milioni di dollari. Ecco chi era Adnan Abu Walid al-Sahrawi, fondatore del ramo del sedicente Stato Islamico nel ‘Grande Sahara’ (Sigs), ucciso dalle forze francesi. Il presidente della repubblica francese Emmanuel Macron, annunciando la notizia ieri sera, ha parlato di “un altro grande successo nella nostra lotta contro i gruppi terroristici nel Sahel”. L’area del Sahel è una delle aree più pericolose del mondo.

Il presidente francese di recente si era mosso per ridurre il dispiegamento delle truppe francesi nella travagliata regione sub-sahariana, dato che l’opinione pubblica da tempo non vedeva di buon occhio l’intervento francese, ritenendo che non stesse raggiungendo l’obiettivo di liberare l’area dal terrorismo. “Questa sera, i pensieri della nazione sono con tutti i suoi eroi che sono morti nel Sahel per la Francia… con le famiglie in lutto, con tutti i suoi feriti. Il loro sacrificio non è stato vano. Con i nostri partner africani, europei e americani, continueremo i nostri sforzi in questa battaglia” ha dichiarato ieri sera Macron.

Chi è al-Sahrawi

Al-Sahrawi nasce nel 1973 a Laayoune, nel Sahara occidentale, in una ricca famiglia di commercianti che è fuggita dalla città per i campi profughi in Algeria, nella città di Tindouf. Il suo nome originario è Lehbib Ould Ali Ould Said Ould Yumani. Si unisce ben presto al Fronte Polisario, un movimento ribelle di liberazione nazionale del popolo Saharawi (del Sahara). Il fronte rivendicava il Sahara occidentale, che era stato controllato dalla Spagna e dalla Mauritania. Proprio in questo movimento riceve il primo addestramento militare.

Dopo l’esperienza all’interno del Polisario, al-Sahrawi si iscrive all’università di Costantina dove nel 1997 si laurea in scienze sociali. Nei primi anni Duemila si avvicina all’Islam radicale e nel 2010 lascia il campo profughi di Tindouf per recarsi nel nord del Mali militando inizialmente all’interno dell’unità Katiba Tarik ibn Zayd, un’unità di Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Poi si unisce al Mujao (Movimento per l’unicità e il jihad nel nell’Africa occidentale) nato nel 2011 da una scissione con Aqmi e divenuto nel 2012 il principale gruppo attivo nel nord del Mali, in particolare nella città di Gao. Dopo le operazioni militari condotte dalla Francia nel nord del Mali, Ould Yumani si unisce insieme agli altri esponenti del Mujao nell’agosto del 2013 al cosiddetto gruppo Al Murabitun, guidato dal terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar. Poi torna in al-Qaeda. Nel 2015 al-Sahrawi dichiara la sua fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, e forma lo Stato Islamico nel Grande Sahara (Sigs). Il Sigs rivendica nella sua storia attacchi particolarmente violenti contro civili e soldati in Mali, Niger e Burkina Faso, Paesi spesso obiettivo dei gruppi jihadisti armati. Il Sigs filma i suoi attacchi per scopo di propaganda. Nel gennaio 2020, la Francia designa al-Sahrawi come “nemico prioritario”.

La milizia di al-Sahrawi è molto attiva nella regione di confine che collega Mali, Burkina Faso e Niger. Rivendica la responsabilità dell’attacco dell’ottobre 2017 in Niger che ha ucciso quattro militari statunitensi e quattro persone che facevano parte dell’esercito del Niger. Il leader dello Stato islamico nel Grande Sahara sarebbe anche responsabile del rapimento dell’operatore umanitario statunitense Jeffrey Woodkey, rapito in Niger nell’ottobre 2016 e ad oggi ancora ostaggio del gruppo terroristico. Nell’agosto 2020, al-Sahrawi ordina personalmente l’uccisione di sei operatori di beneficenza francesi e del loro autista nigeriano.

Nel Sahara occidentale al-Sahrawi impone la legge della sharia, rendendo obbligatorio il velo per le donne, imponendo il taglio delle mani ai ladri e vietando la musica, lo sport, l’alcol e il tabacco.

Sulla sua personalità non si sa molto. Al-sahrawi non ha mai amato comparire in pubblico. Non ha mai usato un telefono, né realizzato video o registrazioni audio. La stragrande maggioranza dei suoi combattenti addirittura non l’ha mai visto. Mohamed Ould Mataly, ora deputato di Bourem, un comune del Mali, ricordando il fondatore del Sigs, ha dichiarato a The Africa Report nel 2020 che al-Sahrawi “era riservato, concentrato, che parlava solo per brevi interventi, preferibilmente in arabo, anche se conosceva il francese”.

Alcuni testimoni che lo hanno visto in passato, hanno descritto al-Sahrawi come particolarmente vigile, sempre armato e ossessionato dalla sua sicurezza. The Africa Report, in un servizio del 2020 sul leader dello Stato Islamico, affermava che quando doveva spostarsi lo faceva in moto, e senza scorta per non attirare l’attenzione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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