Chi era Qassem Soleimani, “la persona più potente del Medio Oriente”

qassem soleimani

Il generale iraniano Qassem Soleimani è morto in un raid lanciato dagli Usa vicino all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, il 3 gennaio 2020. Era una figura chiave per l’Iran e negli ultimi 20 anni aveva guidato le più importanti operazioni militari dall’Afghanistan alla Siria fino al Libano. Dal 1998, inoltre, guidava le forze speciali Al Quds, era molto vicino alla Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e poteva diventare uno dei leader futuri del Paese.

Chi era Qassem Soleimani

Qassem Soleimani aveva 62 anni e da più di 20 era la mente e il capo dei guardiani della rivoluzione. Nato l’11 marzo del 1957 nel villaggio di Rabord, provincia di Kerman, vicino alle montagne dell’Afghanistan, il generale iraniano era un punto di riferimento per il Paese. Nel 1970 aveva iniziato a lavorare in una società idrica di Kerman per pagare alcuni debiti di suo padre. A 22 anni, invece, era entrato nelle Guardie rivoluzionarie islamiche. Gli anni tra il 1980 e il 1988 (durante il conflitto in Iraq) sono stati fondamentali per accrescere il suo prestigio. Infatti, grazie alla sua destrezza, nel 1998 Qassem diventerà il comandante della XIV divisione Thār Allāh dei pasdaran. Tra il 2011 e il 2014 Qassem ha guidato le forze di Teheran nella guerra civile siriana e ha rivestito un ruolo chiave nel contrasto all’avanzata dell’Isis.

Soleimani divenne celebre per il suo messaggio inviato al generale David Petraeus, ex direttore della Cia: “Generale Petraeus – scriveva – deve sapere che io, Qassem Soleimani, controllo la politica iraniana con rispetto verso l’Iraq, il Libano, Gaza e Afghanistan. L’ambasciatore a Baghdad è un membro dei guardiani della rivoluzione”.

Un anno e mezzo prima della sua morte, infine, aveva messo in guardia anche il presidente americano: “Mr. Trump il giocatore d’azzardo, glielo dico, noi siamo vicini a lei più di quello che lei possa pensare. Comincerai la guerra, ma saremo noi a concluderla“.

L’attentato contro Soleimani

Anche contro Soleimani era stato architettato un attento che è fallito. Ottobre 2019: il piano delle intelligence “arabe ed ebree” sarebbe stato quello di assassinare Soleimani utilizzando, come ha spiegato il capo degli 007 Hossein Taeb, “mezza tonnellata di esplosivo“. Il colpo, però, fallì.