Chi sono i re delle curve e perché comandano sul calcio

Chi sono i re delle curve e perché comandano sul calcio

Quanto accaduto durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina - prima la follia omicida di Gastone e poi la "trattativa" tra il capo della curva del Napoli, Genny 'a carogna, il capitano Hamsik e anche alcuni dirigenti della Digos sull'eventualità di giocare la partita - ha riportato al centro dell'attualità le curve degli stadi italiani, i personaggi che le popolano e il potere che hanno, non solo dentro allo stadio. Potere fatto di ricatti ai danni dei club, ma anche di legami con la politica più estremista e con il crimine organizzato.

Ma chi sono i capi delle curve italiane? Ecco alcuni dei nomi di spicco di questo mondo a parte, che vive di sue logiche e suoi valori, partendo proprio da Gennaro De Tommaso, alias Genny 'a carogna (FOTO). Di lui si conosce soprattutto la storia della famiglia, storia fatta di noti legami con la camorra e con le famiglie dei Misso (Rione Sanità) e i Giugliano (Forcella). Lo zio Giuseppe, per fare un esempio, ha il soprannome di "assassino", mentre il padre Ciro è stato condannato in primo grado a 24 anni di carcere per associazione camorristica e fatti legati alla droga.

Leggi anche: Cosa è succeso davvero quel giorno a Roma, la ricostruzione

Per quanto riguarda Gennaro, la sua attività reale è quella di gestore di un bar nel quartiere Forcella, ed è proprio lì che si è fatto conoscere fino a diventare capo dei Mastiffs, ultras del Napoli. Accusato di rapina e spaccio, nel suo curriculum ci sono anche due Daspo (il provvedimento che vieta a certi personaggi di entrare negli stadi): uno nel 2001 e il secondo, revocato, nel 2011. Mancano collegamenti con la camorra, nella sua fedina penale, mentre numerose inchieste hanno sottolineato come all'interno della tifoseria napoletana organizzata la camorra ci sia, eccome.

Gli stessi sospetti gravano sul capo dei Viking, gli ultras della Juventus, Loris Grancini. La sede del suo gruppo, stranamente, è a Milano, da dove, secondo gli inquirenti, tiene i legami con Cosa Nostra e gli esponenti 'nrandghetisti dei Rappocciolo. Secondo gli inquirenti, è inserito in "circuiti criminali di elevato spessore".

Restando a Milano, si passa a parlare di Giancarlo Lombardi, meglio noto come Sandokan. Capo della curva sud milanista, la controlla da lontano, visto che ormai allo stadio si fa vedere poco. Nonostante la fedina penale, non ha timore di farsi notare e circola per le strade della città in Ferrari. I suoi precedenti raccontano di rapina, lesioni, tentato omicidio (suo l'agguato del 2007 al capo dei Commandos Tigre). Ma non c'è solo la violenza nelle curve, visto che gli inquirenti sospettano da tempo che gli ultras si stiano dando agli affari, soprattutto nel business dello spaccio di coca.

Spaccio che coinvolgerebbe anche la curva dell'Inter, i cui Boys sono guidati dallo storico capo Franchino Caravita, arrestato più volte per reati sempre legati allo stadio e che da tempo guida la lotta contro i Viking nerazzurri guidati da Nino Ceccarelli.

I nomi noti della tifoseria organizzata italiana sono però anche altri: a Roma troviamo infatti Fabio Catalano e i suoi Fedayn, affiancati dai Padroni di Casa, altro gruppo romanista legato a Casa Pound. Estremisti di destra, notoriamente, sono anche gli Irriducibili della Lazio guidato da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, al momento in carcere per spaccio internazionale, e come di estrema destra sono anche gli ultras dell'Hellas Verona, che però hanno cambiato strategia: il loro capo, Andrea Fantacci, è oggi latitante, e loro hanno deciso di farla finita con i capi e di autogestire la tifoseria.

Troviamo poi Michele Spampinato, capo della curva del Catania nonostante il Daspo; Claudio Galimberti, leader dei tifosi dell'Atalanta e vero e proprio collezionista di Daspo; Fabrizio Fileni, capo del Genoa passato alle cronache quando ordinò ai giocatori di togliersi la maglietta dopo una sconfitta; Diego Piccinelli, capo degli ultras del Brescia e Davide Rosci, capo della curva "più a sinistra d'Italia", quella del Teramo.

Quest'ultimo nome ci riporta all'annosa questione della politica nelle curve: per anni divisa più o meno equamente tra curve di destra e curve di sinistra, negli ultimi anni ha visto un pesante sbilanciamento verso destra, tanto che ormai - tra i club storici - sono la curva del Livorno continua a professarsi "comunista". Secondo le ultime statistiche, dei 74 gruppo politicizzati che si trovano all'interno degli stadi 45 sono di estrema destra e 19 sono dell'estrema sinistra (quasi tutti legati a squadre del centro Italia), gli altri sono misti.

Tra i club principali, a destra troviamo la Roma, la Lazio, l'Inter, la Juventus, il Napoli e moltissimi altri. A sinistra c'è spazio invece per la Fiorentina, il Perugia, il Bologna. Viene ancora considerato "misto" il Milan, nella cui curva regnavano un tempo i "leoncavallini" della Fossa dei Leoni, ma che oggi sembra essersi completamente spostato a destra.

Tifo, politica e anche affari. Da dove arrivano i soldi delle tifoserie? Le inchieste hanno spesso e volentieri messo in luce, come detto, le infiltrazioni della criminalità organizzata in moltissime delle tifoserie, così come lo spaccio di droga che spesso unisce curve che dovrebbero essere rivali per fede calcistica e che invece diventano poi soci in affari (illeciti). Ma è un segreto di Pulcinella che parte dei soldi che questi gruppi del tifo organizzato gestiscono arrivino anche direttamente dalle società.

Società che pagano per le coreografie, per organizzare le trasferte e quant'altro possa servire. Con il risultato che, per alcuni capicurva, quello dell'ultrà è un vero e proprio lavoro. Da questo rapporto nasce il legame, a volte perverso, tra tifoseria, società e giocatori. Che spesso si trovano a dover obbedire ai ricatti degli ultras sotto la minaccia di veder "scatenare il finimondo" nel caso in cui qualcuno volesse ignorare i segnali che arrivano dalla curva.

È quello che sarebbe successo anche sabato sera, prima di Napoli-Fiorentina; ma non sarebbe certo la prima volta. Non è così difficile assistere ai colloqui tra capitani e capi ultras, così come si viene spesso a sapere degli incontri tra i giocatori ed esponenti della tifoseria organizzata quando una squadra versa in crisi. Un rapporto oscuro, che solleva molti interrogativi e che è difficilmente controllabile da parte dei club.

Come ha dimostrato la sfilza di multe che molte società si sono viste comminare a causa del comportamento, e dei cori razzisti, delle loro tifoserie. Secondo alcuni una scelta voluta da parte delle curve, che in questo modo ricattano le società che, in tempi di crisi, hanno preso a chiudere i rubinetti e a versare meno soldi alle tifoserie di quanto fossero abituati.

Droga, politica estrema, violenza, ricatti. Il mondo del tifo è anche questo, spesso e volentieri con il tacito assenso da parte dei club. 

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli