Chi sono le otto lady di ferro del governo Mario Draghi

Di Redazione Gente
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Photo credit: Sergio Mattarella e Mario Draghi
Photo credit: Sergio Mattarella e Mario Draghi

From ELLE

Pare che del premier Mario Draghi, le otto ministre del nuovo governo, condividano un certo riserbo comunicativo. Non che ci si debba aspettare lo stesso silenzio dell’ex presidente della Bce rotto solo dall’ormai celebre “crepi il lupo”, ma scommettiamo che le lady di ferro che hanno giurato nelle mani del presidente Sergio Mattarella non ci aggiorneranno giorno e notte via social di quel che fanno o pensano di fare nei rispettivi dicasteri? Soprattutto Marta Cartabia, nuova ministra della Giustizia, terza donna dopo Paola Severino e Annamaria Cancellieri a ricoprire questo incarico.

Photo credit: Marta Cartabia con il presidente Mattarella
Photo credit: Marta Cartabia con il presidente Mattarella

Il soffitto di cristallo, la costituzionalista lombarda di San Giorgio su Legnano, lo aveva già infranto quando nel 2019 è diventata la prima donna presidente di quella Corte Costituzionale che poi, durante la pandemia, ha rivoluzionato traghettandola nel digitale. Alla Consulta era entrata nel 2011, su indicazione dell’allora presidente Giorgio Napolitano, che ne apprezzava l’impegno di studiosa su sistemi costituzionali e universalità dei diritti fondamentali. Un’intransigenza che nei giorni in cui Matteo Salvini non faceva ancora l’europeista perfino sui migranti la portò a sentenziare: «La Carta tutela tutti, a partire dagli ultimi, poveri, migranti e carcerati». Il nome di Cartabia, sposata, madre di tre figli e amante del running con i Metallica in cuffia, era nella rosa dei possibili premier di un governo di transizione alla vigilia della nascita del Conte bis, ma anche nella lista delle Mele d’oro, i premi al talento femminile assegnati dalla Fondazione Marisa Bellisario. "Ho tifato e sperato per un governo più paritario ma i numeri non sono tutto: il livello e la qualità delle donne indicate, nonché il peso dei ministeri assegnati, fanno ben sperare", commenta la presidente della fondazione Lella Golfo. "E sono davvero felice che ben tre ministre siano Premi Bellisario: individuare e premiare con grande anticipo donne di spessore con capacità manageriali e imprenditoriali, e vederle ora nell’esecutivo appena formato, è motivo di grande orgoglio e soddisfazione".

Oltre a Cartabia, sono Mele d’oro anche Luciana Lamorgese, confermata all’Interno, e Maria Cristina Messa, ministra dell’Università e della Ricerca. La prima, nei diciotto mesi a capo del Viminale dell’esecutivo giallorosso di Conte, si è trovata in agenda due temi che hanno richiesto tutte le sue doti di equilibrio e diplomazia: il superamento della politica sull’immigrazione del predecessore Matteo Salvini e la gestione della delicatissima questione dei controlli sulle restrizioni imposte dalla pandemia. Priorità che Lamorgese, potentina, sposata e madre di due figli, continuerà ad avere anche ora.

Photo credit:  Luciana Lamorgese
Photo credit: Luciana Lamorgese

Debutta nei corridoi romani invece Messa, lombarda di Monza, scienziata specializzata in Medicina nucleare, autrice di centottanta studi scientifici, che tuttavia va a occuparsi di qualcosa che conosce a menadito: dal 2013 al 2019 Messa, sposata e madre di due figli, è stata infatti rettrice dell’università Bicocca di Milano, prima donna a ricoprire questo ruolo in città.

Photo credit: Maria Cristina Messa
Photo credit: Maria Cristina Messa

È un ritorno a palazzo invece quello di Fabiana Dadone, ministra alle Politiche giovanili, ed Erika Stefani, che guida il nuovo dicastero alla Disabilità. Dadone, che nel precedente esecutivo era responsabile della Pubblica amministrazione e si è occupata della transizione dei dipendenti pubblici allo smart working, ha giurato al Quirinale giusto poche ore dopo aver spento trentasette candeline. Cuneese e mamma di due bimbi, ha dato alla luce il secondogenito a giugno, quando da ministra ricevette l’elogio pubblico dell’allora premier Conte per aver partecipato a una riunione di governo in diretta dal letto d’ospedale.

Photo credit: Fabiana Dadone
Photo credit: Fabiana Dadone



Stefani invece è un’avvocata vicentina con una lunga gavetta politica sul territorio cominciata nel 1999: vicesindaca leghista del piccolo comune veneto di Trissino nel 2009, senatrice eletta con la coalizione di centrodestra nel 2013, diventa ministro per gli Affari regionali nel Conte I. Ora è di nuovo nella squadra di governo, per occuparsi del delicatissimo tema delle politiche per la disabilità, nel dicastero chiesto e ottenuto dalla Lega.

Photo credit: Erika Stefani
Photo credit: Erika Stefani

Ritorna poi Elena Bonetti, mantovana e madre di due figli, già ministra di Italia Viva per le Pari opportunità e la Famiglia nel precedente esecutivo. Dunque una riconferma. La professoressa Bonetti, cattedra di Analisi matematica all’università di Milano e un passato nell’Agesci come Matteo Renzi, rimettendo il mandato assieme alla sua collega Teresa Bellanova all’Agricoltura ha dato il via alla crisi e alla fine del Conte bis. Ora riprende il suo posto in quell’ufficio che ha lasciato solo per un mese, ancora ingombro di sfide complesse e irrisolte. E mai tanto urgenti come in questo momento.

Photo credit: Elena Bonetti
Photo credit: Elena Bonetti

Dopo dieci anni, infine, tornano a un incarico di governo le azzurre Mara Carfagna, neo ministra per il Sud e la Coesione sociale, e Mariastella Gelmini, che guida gli Affari regionali e le autonomie, dicastero senza portafoglio ma determinante per mettere d’accordo Stato e Regioni in questa emergenza. Gelmini, avvocato e mamma di Emma, come recita la sua bio su Twitter, è una fedelissima di Silvio Berlusconi fin dalla discesa in campo del Cavaliere, quando lei, bresciana di Leno, era presidente del club azzurro di Desenzano. Capogruppo di Forza Italia alla Camera dal 2018, è stata coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia e l’8 maggio del 2008, a 35 anni, divenne il più giovane ministro dell’Istruzione della storia italiana. In quello stesso giorno giurò da ministra per le Pari opportunità Carfagna, che durante il suo mandato istituì in Italia il reato di stalking e riportò attenzione e consapevolezza su violenza contro le donne e omofobia, conquistando stima e alleanze trasversali.


Di questioni di genere d’altra parte l’ormai ex vicepresidente della Camera si è sempre occupata anche fuori da quel dicastero, ora inventandosi una campagna di sensibilizzazione come #nonènormalechesianormale adottata perfino dalle Nazioni Unite, ora riuscendo a introdurre il reato di matrimonio forzato con un emendamento alla legge che porta il nome di Codice rosso. Compana dell’ex deputato di Futuro e Libertà Alessandro Ruben e da poco mamma della piccola Vittoria, Carfagna, voce liberale e progressista di Forza Italia, conquista dunque l’incarico per il Sud, questione che da salernitana doc ha particolarmente a cuore. Il Mezzogiorno è stato messo in ginocchio dall’emergenza Covid, ma proprio grazie alle misure post pandemia potrebbe rilanciarsi. In fondo, come i diritti delle donne.

Testo di Rossana Linguini

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente