Chiara Saraceno: i genitori tendono a giustificare troppo i figli

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Roma, 18 ott. (askanews) - "Troppo spesso i genitori tendono a giustificare i propri figli". Così Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, è intervenuto ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta", condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell'Università Niccolò Cusano, in merito alla chat "The Shoah Party".

"E' successo anche in episodi di bullismo, di aggressioni nei confronti degli insegnanti. A volte addirittura danno ragione ai figli, o comunque sottovalutano questi episodi. E' come se avessero difficoltà a dare il segno del limite, di ciò che non è accettabile. Questo è il primo dato, abbastanza impressionante. Sarebbe stato sicuramente più educativo se i genitori compatti avessero spiegato ai figli che questi comportamenti sono sbagliati. Adesso invece si trovano di fronte ad una denuncia e a dei genitori che li difendono. Oggi i genitori si trovano a fronteggiare questo strumento che è il telefono con l'accesso a internet, che richiede un diverso tipo di rapporto e anche di forme di monitoraggio. Da una parte c'è anche un'incompetenza dovuta al fatto che è la prima generazione di genitori che si trova di fronte questo problema. La trasgressione è sempre molto attraente per un ragazzo. L'accesso a ogni tipo di immagine dà anche un senso di impunità perché si ha la sensazione di essere solo spettatori. Addirittura depersonalizza, perché guardare bambine violentate dovrebbe far paura, invece è come se ci fosse una sorta di schermo protettivo che fa pensare a questi ragazzi che ciò non li riguarda, è solo una cosa che li fa ridere. Su questo strumento non si sa bene come intervenire. Noi dovremmo sapere che questi ragazzi che hanno in mano questi strumenti possono essere indifesi rispetto a quello che vedono su questi strumenti. Sicuramente l'educazione normale in famiglia, per cui certe cose non si dicono, perché sono orrende, perché la Shoah è esistita, perché le donne si rispettano, dovrebbe già fornire un'attrezzatura mentale per i ragazzi. La propensione alla violenza non riguarda solo l'Italia. Pensiamo alle cose che ha detto Trump dei curdi, che sono impressionanti. Ormai è stato sdoganato un linguaggio aggressivo, la spersonalizzazione di alcuni diritti, basti pensare ai migranti. Dovremmo essere terrorizzati che i bambini ridano di fronte a un bambino africano costretto a bere da una pozzanghera. Questa mescolanza di sesso violento e razzismo dovrebbe farci riflettere. Anche nel linguaggio pubblico, nel linguaggio di adulti, anche di esponenti politici, che augurano lo stupro agli avversari politici, le cose si mescolano, è un circolo vizioso".