Chieffo (Gemelli): "I bambini si sentono untori, non vogliono festeggiare il Natale"

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A sinistra la neuropsicologa Daniela Chieffo (Photo: Daniela Chieffo e Getty)
A sinistra la neuropsicologa Daniela Chieffo (Photo: Daniela Chieffo e Getty)

“I bambini in queste ultime settimane si sentono sempre di più degli untori. Per questo hanno paura di vivere il Natale. Provano un senso di solitudine, abbandono, di minore condivisione delle feste natalizie, che invece sono solitamente il periodo più gioioso per loro”. Daniela Chieffo è neuropsicologa presso l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Gemelli di Roma. Tutti i giorni ascolta le testimonianze di bambini che, soprattutto nelle ultime settimane, soffrono il fatto di essere tra le fasce di popolazione maggiormente contagiate dal virus SARS -CoV-2 e quindi anche tra i maggiori veicoli di diffusione della pandemia. Secondo l’ultimo report dell’Iss infatti il 28% dei nuovi casi si verifica in età scolare. E l’incidenza tra 5 e 11 anni è la più alta di tutte. Delle 384.000 persone attualmente positive in Italia, circa 100.000 (più di 1 su 4) sono minorenni. E di questi il 51% sono bambini tra i 5 e gli 11 anni, la fascia d’età che ha solo da qualche giorno cominciato le vaccinazioni. Il 2,5% della platea è attualmente vaccinato. I contagi tra i bambini hanno cominciato a salire dai primi di novembre e da allora ad oggi si è verificata una crescita esponenziale del numero dei contagi nei bambini sotto i dodici anni, doppia rispetto a quella della fascia 12-19 anni. Il report degli ospedali sentinella della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) ha inoltre rilevato che anche la percentuale di ricoveri pediatrici è raddoppiata ed è salita in uan settimana del 96%.

Chieffo spiega ad Huffpost che, mentre nelle fasi precedenti della pandemia erano più gli adolescenti a sentirsi responsabili del contagio, nelle ultime settimane invece sono i bambini più piccoli. “Alcuni di loro si presentano da noi e invece di pensare ai regali di Natale presentano meccanismi di eccessiva fissazione rispetto alla pulizia, alle regole di distanziamento sociale. Hanno un senso di colpa che li porta a comportarsi in questo modo” osserva la neuropsicologa. Tanti di loro si sentono responsabili perché hanno contagiato i genitori o i nonni, che ora non stanno bene e quindi, continua Chieffo, “hanno anche una forte paura della perdita”. La professoressa parla anche dei bambini che non sono ancora vaccinati e che “avvertono la responsabilità di costringere la famiglia a non poter festeggiare tutta unita”.

Tale senso di colpa dei bambini dipende, secondo la professoressa, anche dagli adulti, “che ribadiscono continuamente che in questo periodo sono i bambini ad essere maggiormente una fonte di contagio”. Gli stessi virologi Andrea Crisanti, Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco che hanno intonato a “Un giorno da pecora” la canzone “Sì, sì vax”, hanno inserito una frase dedicata appositamente ai più piccoli. “Se tranquillo vuoi stare i nonni non baciare” dice una riga della canzone. “Quelle sono le indicazioni giuste che vengono fornite per proteggersi. In effetti i bambini, quando vengono da noi, stanno molto più distanti rispetto a prima” commenta Chieffo. “E poi ci sono anche i dati che mostrano che le nuove manifestazioni del covid stanno coinvolgendo soprattutto i bambini più piccoli, questo non può che contribuire a creare in loro ansia e timore” aggiunge Chieffo.

La professoressa racconta che sono molti i casi di bambini che si rivolgono a lei dicendo che vogliono chiedere ai genitori di essere vaccinati. “Chiedono sempre più di poter essere difesi e difendere. E ancora una volta vedo un senso straordinario di responsabilità che si è notato già quando i piccoli portavano la mascherina nelle scuole senza lamentarsi” commenta la neuropsicologa. La fascia d’età dei più piccoli, insieme a quella degli adolescenti, secondo la professoressa, è stata quella che ha sofferto maggiormente durante la pandemia. I bambini hanno vissuto due anni in cui sono stati costretti a rimanere a casa. Poi, adesso che sono usciti, sono stati considerati veicolo di contagio. “La prospettiva è cambiata perché ci si è accorti che il numero di contagi è aumentato, così come il bisogno dei più piccoli di essere assistiti. Non è strano che i bambini siano veicolo di diffusione del virus. Solitamente lo sono anche per altri tipi di infezioni. Ma bisogna considerare che da due anni i bambini vivono una situazione di ansia” osserva Chieffo. Difficoltà emotive e psicologiche che dipendono infatti non solo dalla paura di contagiare ed essere contagiati, ma, chiarisce la professoressa, anche “dagli acuiti problemi economici nelle famiglie, vulnerabilità nella relazione intrafamiliare, difficoltà nei rapporti con i coetanei per via soprattutto della chiusura delle scuole”. Già, perché la pandemia, durante i due anni, “ha comportato nell’infanzia e nell’adolescenza un aumento della vulnerabilità e della fragilità emotiva” afferma Chieffo.

Ora, dopo due anni di alternanza tra scuola in presenza e dad, molti di loro si ritrovano a casa, in quarantena. Sono almeno 10mila su 400mila le classi tornate alla didattica a distanza e sono molti anche i genitori che hanno deciso di far cominciare le vacanze natalizie ai loro figli con qualche giorno di anticipo. C’è stata poi la proposta avanzata dall’infettivologo Massimo Galli di allungare le vacanze natalizie ai bambini per cercare di arginare la diffusione del Covid, che nelle scuole registra un’incidenza maggiore. La proposta non piace però al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che ha bollato l’ipotesi come “una misura sbagliata”. Chieffo ritiene che si debba, per quanto possibile, preservare la possibilità per i bambini di andare a scuola in presenza. “I bambini hanno capacità di adattamento, ma è importante preservare la scuola in presenza, magari con misure di cautela maggiori. È importante perché il bambino non provi lo stesso senso di vuoto che ha sviluppato durante il lockdown. In passato abbiamo dovuto fare interventi per reinserire questi ragazzi che altrimenti sarebbero rimasti alienati dal loro contesto sociale. Non vorrei che accadesse di nuovo” conclude la neuropsicologa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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