Chiesa: Acs, 'un cristiano su 7 vittima di persecuzione, in Africa prolifera terrorismo'

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'Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019'. Questo il titolo evocativo della nuova ricerca di Acs, 'Aiuto alla chiesa che soffre', sul tema della persecuzione anticristiana, presentata a Roma nella Basilica di San Bartolomeo all'Isola.  

Ricerca che lancia un vero e proprio grido d'allarme: "tra tutte le organizzazioni religiose, le comunità cristiane continuano ad essere quelle più sofferenti con oltre 300 mln di credenti che vivono in terre di persecuzione, il che vale a dire ogni 7 cristiani uno è vittima di sopraffazione", riferisce Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia ed aggiunge: "in Africa sono sorti veri e propri gruppi terroristici i cui nomi sono sconosciuti a chiunque mentre i cristiani perseguitati chiedono aiuto e sostegno per restare in patria e non emigrare".  

Un sostegno che è la migliore reazione all'estremismo ed al fondamentalismo: "Può essere materiale attraverso l'apertura di nuove chiese e luoghi di preghiera, cioè alzando la croce di Cristo o può anche avvenire attraverso i media e l'informazione", afferma il direttore di Acs. 

La sola risposta militare, "anche se necessaria, non si è rivelata sufficiente perchè non è in grado di arginare la migrazione ideologica, di un pensiero politico-religioso deviato e l'infiltrazione di terroristi che hanno trovato terreno fertile e possibilità di insediamento in quei paesi privi di strutturati apparati di sicurezza".  

Dal 2015 in poi l'insediamento di scuole coraniche estremistiche e di campi di addestramento, quindi l'indottrinamento e l'azione militare, ha proliferato vedendo sorgere gruppi come "Ansar al Islam - racconta Monteduro - organizzazione terroristica ai più sconosciuta, operante nel Burkina Faso affiliata all'Isis". 

Venti i paesi che destano maggiore preoccupazione secondo lo studio. Tra questi Iraq e Siria: in Iraq la popolazione cristiana irachena dal 2003 al 2019 si è ridotta del 90 per cento; in Siria a metà 2017 i cristiani erano stimati in meno di 500mila, ovvero meno di un terzo rispetto agli 1,5 mln presenti nel paese prima dell'inizio del conflitto nel 2011. Nella piana di Ninive anche grazie all'aiuto di Acs è rientrato il 46% delle famiglie cristiane che vi abitavano nel 2014 ma la minaccia è ora rappresentata dai gruppi miliziani sciiti Shabak che esercitano pressioni affinchè questi abbandonino l'area. 

Non manca all'appello l'Iran dove è ancora in carcere il pastore Youcef Nadarkhani, già condannato a morte nel 2009 per apostasia e dove 142 cristiani sono stati arrestati tra il novembre e il dicembre 2018 perchè accusati di appartenere ad una setta di sionisti. In Egitto, anche se il quadro è decisamente migliore ed il 2018 è stato l'anno con il minor numero di attacchi terroristici rispetto all'ultimo quinquennio, nelle zone rurali i copti sono ancora obiettivo dei fondamentalisti, i quali spesso agiscono con la complicità della polizia. 

In Arabia Saudita permane l'assoluto divieto per luoghi di culto e la conversione dall'Islam è punibile con la condanna a morte. In Nigeria secondo molti rappresentanti della Chiesa locale vi sarebbe un'agenda deliberata per islamizzare l'intera regione della Middle Belt nigeriana da parte di Boko Haram, autore di violenze inaudite nei confronti dei cristiani in Nigeria e nel Camerun. 

Precipitata la situazione nel Burkina Faso - riferisce lo studio - Nei soli primi mesi del 2019 sono stati uccisi 20 cristiani tra cui tre sacerdoti ed un pastore. Un altro sacerdote è stato rapito nel marzo 2019. Drammatica la situazione nel vicino Niger, paese accerchiato da gruppi jihadisti come Al Qaeda (nel Maghreb islamico), Isis (in Libia), Boko Haram (in Nigeria) e gruppi fulan (Mali e Burkina Faso). 

Prosegue il bollettino di guerra con la Repubblica centrafricana ed il Sudan, dove ancora vige la sharia; in Eritrea, dove sono stati tra giugno e luglio 2019 confiscati e chiusi 22 ospedali cattolici; Corea del nord d'Africa, dove i cristiani sono regolarmente imprigionati in campi di lavoro e subiscono violenze e torture fisiche e psicologiche; in Cina dove dal 1 febbraio 2018 con il nuovo regolamento sugli affari religiosi è stata limitata la libertà di fede.  

Drammatica la situazione in Indonesia e nelle Filippine che tra il 2018 e il 2019 hanno subito attacchi terroristici all'interno di chiese con decine di morti e centinaia di feriti; nello Sri Lanka dove il 21 aprile scorso sono state uccise 258 persone e più di 500 ferite in tre chiese gremite di fedeli che celebravano la domenica di Pasqua a Negombo, Batticaloa e Colombo, la capitale. 

Poi c'è il Pakistan, dove l'assoluzione di Asia Bibi da parte della Corte Suprema il 31 ottobre 2018 non ha purtroppo modificato le condizioni delle minoranze religiose. E' difficile anche la sorte delle giovani cristiane di etnia kachin in Myanmar, che spesso vengono vendute come spose in Cina e dove l'esercito birmano continua a perpetrare un vero e proprio genocidio contro i cristiani kachin.  

Infine in India, i cristiani sono nel mirino dei fondamentalisti hindu, in un clima di impunità che è andato accentuandosi, rileva lo studio, da quando nel 2014 è salito al potere Narendra Modi, leader del partito nazionalista Bjp. 

La presentazione della ricerca di Acs, che analizza dunque gli sviluppi più significativi dei paesi che destano maggiore preoccupazione a causa delle violazioni di diritti umani subite dai cristiani, si è svolta alla presenza, tra gli altri, del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le chiese orientali; di Alfredo Mantovano, presidente di Acs Italia e di Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia; e di testimoni speciali come Don K.A. Jude Raj Fernando, rettore del santuario di Sant'Antonio Colombo che ha assistito ad uno degli attentati che nel giorno di Pasqua hanno colpito tre chiese dello Sri Lanka e di Don Roger Kologo, sacerdote della diocesi di Dori, nel nord del Burkina Faso, una delle diocesi maggiormente interessate dagli attacchi anti-cristiani in atto.