Chiesa: il dialogo con Salvini che divide i cattolici

Gci

Roma, 4 nov. (askanews) - Per tutti, negli oltre venti anni di sua presidenza alla Cei, Camillo Ruini è stato "il cardinale" per antonomasia, porporato scaltro ed influente che ha guardato, dal suo importante incarico come presidente della Cei per oltre quindici anni (ed anche come Vicario del papa a Roma) ai fatti della politica italiana con attenzione e con un non troppo celato sguardo di attenzione verso l'allora centro-destra berlusconiano.

Oggi, ormai in pensione e all'età di 88 anni, "don Camillo" ogni volta che decide di parlare, lascia il segno. E così è accaduto anche domenica con la sua intervista al Corriere della Sera nella quale ha auspicato un dialogo con Matteo Salvini, il leader della Lega che bacia i Rosari nei comizi e che non è mai stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Un atto di rottura con gli attuali vertici della Chiesa universale? Forse, più semplicemente, il voler dare voce ad una parte della Chiesa che, in Italia in modo sempre meno strisciante, contesta apertamente le politiche di Papa Francesco orientata ad una Chiesa dei poveri. Basta registrare le posizioni degli organismi di stampa della destra italiana, su tutti quello di "Libero", che nel suo titolo ha parlato di un Ruini che ha "polverizzato" Bergoglio ed il suo magistero.

Se, come tradizione, si tende Oltretevere a smorzare i toni, su tutti c'è da registrare il commento di un "confratello" vescovo di Ruini, mons. Domenico Mogavero, a capo di una Diocesi di frontiera come quella di Mazara del Vallo. "Non credo sia facile dialogare con Salvini. - ha tagliato corto il presule siciliano - Lo incontrerei volentieri; figurarsi, volevo incontrare Gheddafi, lui è meno impegnativo. Ma con lui si può al massimo parlare. Non credo lasci aperti margini di confronto. O sei con lui o contro" ha spiegato mons. Mogavero per poi aggiungere: "Non penso che il popolo di Salvini sia il popolo cattolico. Anche se è fatto di cattolici. Si professa tale, ma non lo è. Sia per il rapporto con i migranti, sia nel dialogo con le altre religioni. Non basta brandire rosari e croci per definirsi cattolici".

Il vescovo ha anche usato il sarcasmo: "Vorrei sapere quale Vangelo usa. Dove trova scritto "rimandiamoli a casa loro", "aiutiamoli là", "prima gli italiani". Io non le trovo queste cose. Trovo sempre la difesa degli ultimi".

Altra pubblica posizione, quella del prete di frontiera a Napoli, don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano. "Il dialogo con Salvini? Non credo sia un'apertura, piuttosto credo che Ruini abbia voluto dire che il dialogo è doveroso con tutti, quindi anche con Salvini", è sembrato voler minimizzare il sacerdote, che ha parlato della sua personale posizione sul leader leghista. "Tante cose non mi piacciono, questa paura dello straniero, dell'immigrato. Però se per dialogo si intende ascoltare fino in fondo le posizioni di una persona, vedere cosa egli vuol dire, non saltargli addosso prima che si possa parlare, questo sì".

A non condividere "quasi niente" l'intervista del cardinal Ruini al Corsera, è stato anche l'ex presidente della Fuci (gli universitari cattolici) ed oggi parlamentare Pd, Stefano Ceccanti. "La costruzione dei principi a cui i cattolici dovevano essere fedeli in modo non negoziabile era stata costruita da Ruini - ha argomentato - nella sua fase di Governo ecclesiale non in modo asettico, ma in modo da spingere chiaramente ad un'opzione preferenziale a favore del centrodestra, ossia secondo le sue preferenze personali".

Più duro, come nel suo stile, la posizione del missionario comboniano, Alex Zanotelli. "Salvini ha manifestato chiarissimamente chi è. Esprime un'estrema destra di cui bisognerebbe solo avere paura. Come si fa a dialogare con lui? Sono esterrefatto dalle parole del cardinal Ruini".