Chiesti i dati delle persone che hanno minacciato Silvia Romano

Silvia Romano inacce procura facebook

Continuano le indagini della Procura di Milano sulle minacce e gli insulti nei confronti di Silvia Romano, la cooperante rapita in Kenya nel 2018 e liberata il 9 maggio 2020 che al suo rientro in Italia si è trovata al centro di una campagna di odio: gli inquirenti hanno individuato una decina di profili fake e per questo hanno chiesto a Facebook di richiedere i dati delle persone che li hanno creati.

Minacce a Silvia Romano: Procura chiede a Facebook i dati

Gli investigatori di Milano hanno infatti scandagliato la rete cercando di individuare i profili più attivi, compresi quelli su Instagram. Dopo averne selezionati una decina hanno inoltrato al social di Zuckerberg una richiesta di dati per risalire agli utenti che, celandosi dietro un profilo falso, hanno usato toni violenti nei confronti della giovane. Si tratta di una proceduta collaudata di collaborazione tra forze di polizia e social che consentirà di verificare le identità reali che si sono celate dietro a nomi virtuali. L’iter richiederà però parecchio tempo.

Sarebbero circa quaranta i messaggi che il capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili ha ritenuto i più pericolosi e che l’hanno spinto ad aprire un’inchiesta. Inizialmente l’ipotesi è che fossero scritti da persone appartenenti a gruppi di estrema destra, ma resta un’informazione tutta da verificare.

Nel mirino degli haters c’è soprattutto la sua conversione all’Islam, gli abiti locali che indossava al suo rientro in patria e il presunto riscatto pagato per la sua liberazione. Denaro su cui comunque non è mai giunta conferma e che al contrario il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha escluso che l’Italia abbia versato.