Chirurgia, fuga specializzandi: il 60% punta a lavorare all'estero -2-

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Roma, 8 ott. (askanews) - Gli specializzandi ritengono poi l'eccessiva burocrazia il maggior ostacolo da superare durante la vita quotidiana in corsia, seguita dalla mancanza di medesime possibilità cliniche. "Per formare gli specializzandi lo Stato italiano spende di media 300mila euro ciascuno - spiega il Presidente della Società Italiana di chirurgia, Paolo De Paolis - i nostri giovani hanno grandi capacità e una preparazione qualificata di altissimo livello. In questo Paese però non li mettiamo nelle condizioni di poter esprimere il proprio talento. E' un paradosso che deve essere risolto velocemente con un'azione politica decisa e chiara". Per Giuseppe Petrella, "il questionario, che non ha ovviamente un fine statistico, è stato fatto per misurare la pressione dei nostri specializzandi e il dato che emerge da queste semplici domande è allarmante. I valori sono completamente sbilanciati. Se pensiamo che da qui al 2025 nel nostro Paese mancheranno 1300 chirurghi è chiaro che bisogna intervenire con rapidità e con soluzioni omogenee, occorre un piano "su misura" per dare risposte ai giovani professionisti e suturare questa emorragia". De Paolis, insieme ai presidenti del congresso Elio Jovine e Francesco Minni, hanno deciso di dedicare alle nuove generazioni di chirurghi un evento specifico durante il percorso congressuale. Una sessione gestita dai giovani per i giovani sulle possibilità di imporsi agli occhi della comunità scientifica internazionale con un approfondimento sul medical writing e le modalità di pubblicazione sulle riviste di settore.