Chiusura campagna elettorale del centrodestra a Roma, la Meloni vince anche in piazza

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Il centrodestra si è riunito in piazza del Popolo a Roma per concludere la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre. Sul palco i leader della coalizione: Maurizio Lupi, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. La piazza é quasi piena e ci sono soprattutto bandiere per la leader di Fratelli d’Italia che si avvicina al voto da favorita. Lei lo sa bene, così come chi la supporta. Il clima é quello dell’ultimo grande sforzo prima della possibile – forse qualcosa in più – vittoria.

Come detto le bandiere in piazza sono tutte per la Meloni, ce n’è qualcuna della Lega, circa 8 di Forza Italia e nessuna – se c’é è ben nascosta – dei moderati di Lupi, Toti e Brugnaro. Ci sono anche i ragazzi e le ragazze di Gioventù Nazionale e sono quelli che si fanno sentire di più, forse perché vedono nella Meloni un’ispirazione visto che la possibile – ripetiamo, forse qualcosa di più – premier ha iniziato più o meno nello stesso modo. In Piazza del Popolo spicca anche un cartellone raffigurante la foto della leader di Fratelli d’Italia con la scritta “Noi siamo Giorgia”. Il noi, in questo caso, è rappresentato dalle tante mini foto dei suoi sostenitori che insieme compongo la figura della Meloni. Un po’ di trash non fa mai male.

Sul palco va in scena, con un’ora e dieci in ritardo rispetto all’inizio comunicato, tutta la trafila dei leader della coalizione. Inizia Berlusconi, nel suo immancabile doppio petto blu. Appare provato, sembra quasi che chi gli sta vicino lo sorregga. Fa un discorso sulla storia del centrodestra, rimarca il suo ruolo di fondatore e parla di Europa, Italia e di posizioni internazionali. L’Italia è e rimarrà un’amica degli Stati Uniti, ma serve una potenza militare europea. Simile il concetto espresso in seguito anche dagli altri leader, quindi potete fare copia e incolla. Berlusconi appare stanco e poco brillante, le sue migliori esibizioni sembrano un lontano ricordo. La piazza lo capisce e mostra il rispetto dovuto a un uomo anziano che è in difficoltà.

Sale poi Lupi, ma in pochi della stampa prestano attenzione alla sue parole. La colpa non é la sua, ma di Salvini e Meloni che proprio in quel momento intavolano una conversazione in bella mostra a lato del palco, attirando tutti gli zoom presenti.

È poi il turno proprio del leader della Lega, accompagnato sul palco da alcuni militanti muniti di cappellino blu e cartelli che riportano i suoi slogan. Il classico “Con Salvini difesa dei confini” e la new entry “Stop al canone Rai”, battaglia questa che non fa rimpiangere la questione sull’autostrada Roma-Latina di qualche campagna elettorale fa. Salvini fa un discorso sulla protezione del lavoro, della famiglia, del no alla droga, del no ai genitore 1, genitore 2, genitore 32 – parole sue – del sì al ponte sulla stretto di Messina e al nucleare di nuova generazione. E ancora no allo Ius soli e affini perché “la cittadinanza non è un biglietto del Luna Park” e te la devi guadagnare a 18 anni. Salvini fa il lavoro sporco nel centrodestra, visto che la Meloni new version preferisce toni più moderati e già governisti. Lui non se lo fa ripetere due volte e mette in fila tutti i suoi grandi classici, dagli immigrati, alla sicurezza ai processi, lasciando anche intendere di essere pronto per il Viminale. Fa selfie in giro per la piazza e dal palco. È il solito Salvini, sono gli altri che sembrano cambiati.

Il motivo del suddetto cambiamento è Giorgia Meloni che arriva sul palco facendosi annunciare da Pino Insegno. Voce profonda da doppiatore con la quale ripete la celebre frase “verrà il giorno della sconfitta, ma quel giorno non è oggi”. La Meloni accusa l’emozione dell’impatto con la piazza. Tutti gridano il suo nome, è nella sua città, potrebbe diventare a breve presidente del Consiglio: concediamoglielo. A qualche papera iniziale fa seguire peró un discorso lucido e preciso, accusa la sinistra – nel più classico dei “ce l’hanno tutti con me” – e sottolinea come per alcuni sia giusto avere paura della venuta del suo governo. Ladri, inciucisti, scafisti, monopolizzatori e altri personaggi negativi che comunque sono colpa del Pd. Non sbaglia un colpo la Meloni, sa di giocarsi un’occasione importante e non vuole rischiare a pochi metri dall’arrivo. La piazza la apprezza. Chiude con un Viva l’Italia e se ne va festante per la via di Palazzo Chigi.

La piazza si svuota e per terra restano le tante bandiere sventolate fino a poco prima. Qualche militante prova a recuperarle, sperando forse che non sia lo stesso esito di questa storia.