Ciò che mangiamo non dipende da dove viviamo, studio italiano

(Adnkronos) - Se è vero che siamo ciò mangiamo, ciò che mangiamo non dipende - o comunque dipende poco - da dove viviamo. E' la conclusione di uno studio italiano condotto da ricercatori delle università di Torino, Trieste e Padova, pubblicato su 'Pnas', che ha esaminato le preferenze alimentari di 6 popolazioni lungo l'antica Via della seta scoprendo che "le nostre scelte" a tavola, "più che dal luogo dove siamo nati o abitiamo, dipendono maggiormente dal sesso biologico, dall'età e da altri fattori culturali".

Gli studi genetici degli ultimi 20 anni - spiega una nota dei tre atenei - hanno ampiamente dimostrato che la maggior parte delle differenze genetiche si riscontrano a livello individuale piuttosto che a livello di popolazione. Due individui presi a caso nella stessa popolazione, infatti, tendono a essere geneticamente più diversi l'uno dall'altro rispetto a quanto siano diverse in media due popolazioni distinte. Ma vale la stessa cosa anche quando si tratta di stile di vita e cultura? Gli autori del nuovo lavoro hanno indagato la questione utilizzando le abitudini alimentari come possibile fonte di differenze culturali fra individui. In particolare, hanno esaminato le preferenze relative a 79 cibi in 6 popolazioni lungo l'antica rotta commerciale che si estende attraverso tutta l'Asia centrale.

"Abbiamo scoperto che la preferenza per alcuni cibi era informativa della preferenza per altri cibi. O, in altre parole, che le preferenze alimentari possono essere descritte combinando un numero discreto di 'profili alimentari'", afferma Luca Pagani, autore senior dello studio, professore associato in antropologia molecolare all'Università di Padova. Inaspettatamente, però, i profili alimentari così individuati sono risultati non tipici di un determinato villaggio o di una determinata nazione, bensì legati ad altre caratteristiche individuali quali l'età, il sesso e altre scelte culturali. Questo naturalmente con qualche eccezione, rappresentata da alcuni cibi disponibili solo in determinati Paesi: ed esempio prodotti locali come il sulguni, un formaggio in salamoia tipico della Georgia, o il kurut, un alimento a base di yogurt essiccato, diffuso tra le popolazioni nomadi dell'Asia centrale.

I ricercatori - dettaglia la nota - hanno verificato che "solo il 20% delle abitudini alimentari sono legate al Paese di origine: un valore piuttosto alto se confrontato con la sua controparte genetica (1%), ma ancora non sufficiente a spiegare le differenze osservate, nonostante le migliaia di chilometri che separano le aree geografiche oggetto di studio".

Gli scienziati hanno poi condensato le differenze nella composizione genetica e nelle preferenze alimentari tra i Paesi in 'distanze genetiche' e 'distanze alimentari', e le hanno confrontate con le distanze geografiche reali tra i luoghi di campionamento, rappresentandole insieme in una mappa. Dalla 'cartina' risultante emerge che "per i gruppi analizzati la localizzazione culturale, rispetto a quella genetica, è leggermente più simile a quella geografica, coerentemente con quanto emerso dal resto dei risultati".

"Non importa dove viviamo o dove siamo nati. Le nostre scelte, almeno quelle legate all'alimentazione, dipendono maggiormente dal sesso biologico, dall'età e da altri fattori culturali", commenta Serena Aneli, prima autrice dello studio, ricercatrice del Dipartimento di Scienze della sanità pubblica e pediatriche dell'Università di Torino.