"Ci state spegnendo". L'agonia dell'industria dei matrimoni in una campagna social

Adriano Porqueddu
·2 minuto per la lettura

AGI "Non c'è più tempo. Ci state spegnendo": con questo slogan disperato è partita venerdì scorso su Instagram la campagna social nazionale ideata dalla wedding planner sassarese Elisa Mocci assieme alle colleghe Lucia Boriosi e Manuela Speroni, per richiamare l'attenzione sulla filiera dei matrimoni, ferma da un anno a causa della pandemia di Covid-19. Una sorta di 'ultima chiamata' per ricevere risposte dal governo e poter programmare la stagione 2021.

"Perché possiamo andare in chiesa o in comune, al ristorante e a breve anche assistere a intrattenimenti e teatro ed eèvietato realizzare matrimoni, che alla fine è la somma organizzata di tali attività'?", si chiedono i lavoratori del settore. "Noi abbiamo la lista degli ospiti e possiamo aiutare nel tracciamento piuùdi qualunque altro esercizio". Il visual della campagna è rappresentato da uno sfondo nero e cinque lampadine, di cui solo una è rimasta accesa: "Siamo fermi da un anno", ricorda Mocci. "Se non ci danno risposte ora, molto aziende si spegneranno".

La campagna social ha generato migliaia di condivisioni diventando virale con l'hashtag #savetheweddingindustry. Nel profilo di Elisa Mocci, tra le wedding planner più conosciute al mondo, da tre giorni non vengono pubblicate le suggestive foto dei suoi lussuosi matrimoni ma le immagini e i video della campagna di sensibilizzazione così come nei profili delle altre due ideatrici dell'iniziativa e dei colleghi di tutta Italia, dei ristoratori, dei fioristi e di tutti i fornitori del settore matrimonio. Un'invasione digitale per provare a farsi ascoltare ora.

 "Il tempo di aspettare è finito. Il nostro è il settore che vive sulla programmazione per eccellenza", sottolinea Mocci. "Una riapertura comunicata sotto data, in prossimità della stagione, significa condannarci a perdere il secondo anno di attività". L'intero settore genera un volume di affari stimato in 65,5 miliardi di euro, per un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi, e impiega 570 mila addetti.

"In altri Paesi i matrimoni sono ripartiti con delle linee guida", prosegue la wedding planner, "qui riceviamo solo silenzio" L'industria dei matrimoni con l'epidemia causata dal Covid-19 è stata bloccata per tutto il 2020 con perdite pesantissime di fatturato, stimate a oltre l'80%, e conseguente ricaduta sul piano occupazionale. La campagna ideata dalle tre imprenditrici si è conclusa domenica a mezzanotte con un appello: "Ora è il tempo delle risposte".