I cibi biologici più sani, non più nutrienti

Magari più buono sì, ma non più nutriente. I cibi prodotti da agricoltura biologica – ossia con l’impiego di sole sostanze naturali, senza coloranti di sintesi e additivi o con ingredienti derivanti da Ogm – hanno sicuramente meno pesticidi rispetto a quelli tradizionali, ma non contengono più sostanze nutritive. Almeno secondo l’ultima ricerca, pubblicata su Annais of Internal Medicine, condotta da Dena Bravata, dell’Università di Stanford, in California. “Tra prodotti organici e convenzionali non c'è differenza, se si considerano gli effetti sulla salute”, sostiene la ricercatrice.

Insomma tutto quello che fino a qui ci hanno raccontato sui cibi “bio”, pare, sia tutto falso. “Nessuna vitamina in più, né maggiori concentrazioni di proteine”, si legge sempre nel rapporto dell’università americana. Un vantaggio i prodotti organici, se comparati a quelli tradizionali, lo hanno: il rischio di contaminazione da pesticidi è ridotto del 30 per cento. Ma la presenza di batteri, invece, è equivalente nelle due categorie, i microbi trovati in polli bio risentono meno del fenomeno della resistenza agli antibiotici. Una delle regole rispettate negli allevamenti organici, infatti, è proprio il ridotto utilizzo di questa categoria di farmaci.

A dire il vero, risultati simili erano già stati raggiunti anche da ricerche condotte in Europa. Nel 2009 lo studio della Food Standards Agency inglese, per esempio, non registrava nessun beneficio dal punto di vista nutritivo, fatta eccezione per una maggiore presenza di fosforo nei prodotti biologici. Considerato, però, che l’organismo umano non ha praticamente mai una carenza di fosforo durate la vita di una persona, “dal punto di vista clinico questo risultato non ha alcuna valenza”, sempre secondo lo studio dell’università americana. E i ricercatori californiani, per dare una base statistica importante alle loro ricerche scientifiche, hanno preso in considerazione ben 237 studi condotti negli anni precedenti, riscontrando, sempre che gli effetti benefici dei cibi bio sulla salute dell’uomo non possono essere dimostrati. E’ bastato, però, che un gruppo di bambini messo sotto esame seguisse per cinque giorni una dieta biologica per far scomparire quasi del tutto i residui di pesticidi delle loro urine.

Pareri diversi. In realtà gli studi che riguardano alimenti coltivati seguendo i dettami del biologico sono molto discordanti tra loro. Uno studio pubblicato nel giugno di cinque anni fa, per esempio, dai ricercatori dell’University of California-Davis, metteva in risalto come i cibi organici fossero ricchi di antiossidanti e più nutrienti, oltre che contenere meno sostanze tossiche. La ricerca, nello specifico, aveva misurato la concentrazione di flavonoidi (sostanze antiossidanti) in pomodori bio e non, raccolti fra il 1994 e il 2004, nell’ambito di uno studio ultradecennale che confrontava diversi sistemi di coltivazione. E in questo caso la supremazia del biologico era emersa senza se e senza ma. In media, i pomodori bio avevano il 97 per cento in più di canferolo, il 79 per cento in più di quercetina e il 31 per cento in più di naringina. Ma non solo, la qualità del bio aumenta nel tempo, come i suoi prodotti. A sostegno di questa tesi, negli anni scorsi, altri studi, tutti pubblicati, mostravano come pesche, mele e kiwi biologici avevano una consistenza maggiore e più sostanze nutritive e antiossidanti quali zuccheri, vitamina C, beta carotene e polifenoli. Tutto confermato anche dall’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che nel 2002 ha rilevato la superiorità nutritiva di pesche, pere, susine e arance biologiche.

Il problema, semmai, è quello legato alla distribuzione del bio. Nel commercio quotidiano, da un lato ci sono il trasporto e la conservazione e dall’altro lo sbarco sui mercati, con le conseguenti manipolazioni. I prodotti bio, in buona sostanza, rischiano molto di più di quelli tradizionali di essere alterati nella filiera che porta la merce sulle nostre tavole. Senza contare che frutta, verdura e carne prodotta e coltivata con metodi naturali costa di più. Il motivo principale è legato alle tecniche di produzione: coltivare senza l’aiuto di prodotti chimici ha un costo, effettivamente, più elevato. I prezzi variano dal 10 fino al 100 % in più; in media per gli alimenti biologici occorre sborsare circa il 30% in più.

Eppure il biologico va di gran moda e non sente la crisi. Le vendite, a livello mondiale, sfiorano i 45 miliardi di euro all’anno, di cui 1,5 solo in Italia. Nel nostro Paese almeno 8 milioni di persone hanno assaggiato, almeno una volta in un anno, cibi organici. Mentre i consumi alimentari sono fermi, quelli bio aumentano. Come tutto l’indotto del settore. Il numero degli operatori totale in Italia è di 48mila e 269 addetti a fine 2011, in crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente, secondo gli ultimi dati forniti dagli Organismi di Controllo (OdC). “Il mercato del biologico in Italia continua a crescere – è il commento ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania - ed è uno tra i settori del nostro agroalimentare che gode di migliore salute; la fiducia dei consumatori verso il biologico infatti continua a premiare la qualità ambientale e le garanzie di questo metodo di produzione”.

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