Cibo è salute: 10 anni della Dieta mediterranea Patrimonio umanità

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Milano, 14 nov. (askanews) - La Dieta mediterranea patrimonio dell'umanità Unesco compie 10 anni. Era, infatti, il 16 novembre del 2010 quando il comitato intergovernativo riunito a nairobi iscrisse questo che è a tutti gli effetti uno stile di vita nel lista del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Con questo atto venne riconosciuto ufficialmente il valore sociale, economico e nutrizionale di questa dieta. Ma prima che tutto questo succedesse, un medico americano, Ancel Benjamin Keys, aveva teorizzato i benefici effetti di questo regime alimentare sulla salute di chi lo segue, in particolare per la bassa incidenza di malattie cardiovascolari. Oggi, a dieci anni da quel riconoscimento e a molti di più dalle scoperte di Keys (risalgono al secondo dopoguerra i suoi primi studi sull'argomento), ci troviamo di fronte a un quadro allarmante, dove proprio le malattie cardiovascolari, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, sono la prima causa di morte a livello globale: nel 2016 il 31% dei decessi è stato provocato da queste malattie. Non solo. Nel mondo, ogni anno 11 milioni di persone muoiono per le conseguenze di una cattiva alimentazione, e oltre un miliardo sono in sovrappeso e malate perché mangiano troppi cibi ricchi di zuccheri, grassi e sale, e non abbastanza alimenti freschi e integrali1. La causa principale di questi decessi è anche la carenza di frutta, cereali integrali, frutta secca, e per ogni aumento della quota di cibi ultra-processati nella dieta, il rischio di morte aumenta. Una dieta scorretta è un fattore di rischio per le più importanti malattie croniche non trasmissibili, che sono responsabili, nel mondo, della morte di 41 milioni di persone all'anno, pari al 71% dei decessi totali. E, qualora non si invertisse la rotta, lo scenario tenderà peggiorare in futuro: si prevede che nel 2030 le malattie non trasmissibili causeranno 52 milioni di morti (il 75% dei decessi). Senza contare che le malattie non trasmissibili rendono più vulnerabili anche rispetto al covid-19. Il rischio di contrarre l'infezione e quello di morirne sono infatti più alti fra le persone con malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete di tipo 2: in Italia, per esempio, il 65,6% dei deceduti per Covid-19 era iperteso e il 29,3% aveva il diabete di tipo 2. E anche in questo caso, obesità e malnutrizione sembrano fare una differenza, visto che un cattivo stato nutrizionale aumenta di per sé i rischi per i malati di Covid-19. In questo scenario non rassicura la situazione in Europa, dove oltre il 50% della popolazione è in sovrappeso e oltre il 20% è obesa. A questo si aggiunge che dal 1975 nei giovani europei, fra i 5 e i 19 anni, l'obesità è cresciuta costantemente, a ritmi che nell'ultimo decennio hanno toccato lo 0,3% all'anno. Ed è un problema serio anche perché oltre il 60% dei bambini che sono in sovrappeso prima della pubertà lo saranno anche agli inizi dell'età adulta. In Germania, per esempio, si è stimato che, se si riportassero i livelli di obesità infantile ai valori del 1999, si risparmierebbero 835 milioni di euro per le spese sanitarie legate alle cure di chi ne soffre. Oltre che da un'alimentazione inadeguata, le malattie non trasmissibili e il sovrappeso sono favoriti dalla vita sedentaria: l'Oms raccomanda agli adulti fra i 18 e i 64 anni di svolgere ogni settimana 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata, o almeno 75 minuti di attività aerobica vigorosa. Eppure, fatta eccezione per finlandia e svezia, con rispettivamente l'83% e il 77% della popolazione fisicamente attiva, la gran parte delle popolazioni dell'unione europea non raggiunge questi livelli. I valori più bassi si registrano in Portogallo (57%), Cipro (56%), Germania e Malta (58%) e Italia (59%). E il nostro Paese come è messo? Secondo le stime più recenti, un minore su quattro è in sovrappeso o obeso e tra gli adulti la quota quasi raddoppia (46,1%). Attualmente il 91% dei decessi è dovuto a malattie non trasmissibili causate, tra i vari fattori, anche da scelte che facciamo a tavola (oltre 3 milioni di persone convivono col diabete, mentre il 44% dei decessi dipende da malattie cardiovascolari). Un trend ancora in crescita, visto che si prevede che nel 2030 i malati cronici saranno 25 milioni. Quanto ai costi, per curare queste malattie, in Italia si spendono circa 66,7 miliardi di euro, che diventeranno 70,7 nel 2028, anche a causa dell'invecchiamento della popolazione. Appare dunque evidente che una dieta più ricca di frutta e verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca, ha notevoli benefici per la salute, sia in termini di prevenzione che di cura delle malattie croniche. E non a caso si tratta degli alimenti alla base della Dieta mediterranea, che può essere una garanzia per una vita longeva in salute. Un medico divulgatore statunitense, Mark Hyman a tal proposito ha affermato: "Come medico, non posso guarire l'obesità e il diabete nel mio studio. Bisogna guarirli nelle aziende agricole, nei negozi di alimentari, nelle nostre cucine, scuole, luoghi di lavoro e comunità religiose". Proprio Hyman sarà tra gli speaker dell'evento organizzato da Fondazione barilla e Food Tank dal titolo: "Resetting the food system from farm to fork - setting the stage for un 2021 food systems summit". Per capire come rifondare i nostri sistemi alimentari provando a risolvere i più grossi paradossi del nostro tempo.