“Ciccio Morgan” era l’ultimo simbolo di una certa “Vecchia Signora” che fece la storia del calcio

Francesco "Ciccio Morgan" Morini
Francesco "Ciccio Morgan" Morini

La Juventus vive un lutto, è morto Francesco Morini: lo storico difensore bianconero si è spento a 77 anni dopo una carriera unica nel suo genere per cui “Ciccio” o “Morgan”, come era soprannominato, era diventato l’ultimo simbolo di una certa “Vecchia Signora” che fece la storia del calcio. Ma perché “Morgan”? Perché Morini, come l’omonimo pirata, era un maestro nello sfilare la palla agli attaccanti avversari; ne sanno qualcosa i “gemelli del gol” Pulici e Graziani che, con il Torino, ebbero con Morini scontri epici durante i ruggenti derby della Mole degli anni ‘70.

Juventus, morto il “pirata” Francesco Morini, lo stopper più stopper di tutti

Morini era stopper, punto e basta, ma lui lo stopper lo faceva nel rispetto del significato della parola, lui doveva stoppare due cose: o la palla rilanciata o gli avversari che attendevano il rilancio, e lo faceva bene, duro ma pulito. Fu protagonista di mille battaglie in bianconero e alla Juve ci arrivò già venticinquenne dalla Sampdoria. Dal 1969 e per 10 anni Morini fu bianconero, con la “spina nel fianco” di quella maledetta Coppa Campioni del 1973 persa contro l’Ajax di un certo Cruyff. Morini fu anche dirigente della Juve, lo fu negli anni del “Trap”, con cui lui stesso aveva chiuso da giocatore.

Morto Francesco Morini, con la Juventus divenne un calciatore simbolo

Con la Juve Morini chiuse nel 1994 ma solo formalmente. Non faceva gol Morini, anzi, non ne fece mai uno, ma martellò le caviglie degli avversari così bene che diventò un simbolo come Anastasi, Bettega e Tardelli. Era un demonio nell’anticipo da dietro e, come Furino, altra icona bianconera, non brillò per presenze in Nazionale, ne collezionò appena 11 assieme al Mondiale del 1974.

Francesco Morini, è morto il difensore arcigno che non lasciò la Juventus nemmeno da dirigente

Morini era nato a Pisa, cresciuto calcisticamente a Genova lato Samp e proveniva da una famiglia di contadini, da cui apprese quella pazienza scattista che poi ne fece una specie di “cambiale fissa” da pagare in campo per ogni attaccante che ne incrociasse il muro. Cacciatore convinto come lo stesso Giampiero Boniperti, entrò nelle grazie dell’avvocato Gianni Agnelli, tanto che proprio da lui venne richiamato a fare il direttore sportivo negli anni ‘80.

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