Ciciliano (Cts) "Anticipare la terza dose darebbe un indiscutibile vantaggio"

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Fabio Ciciliano (Photo: Facebook)
Fabio Ciciliano (Photo: Facebook)

“Neppure lontanamente paragonabile a quanto succedeva un anno fa”. In un’intervista al Corriere della Sera, Fabio Ciciliano, uno dei dodici membri del Comitato tecnico scientifico, inquadra la natura del problema “quarta ondata” in Italia, chiarendo che “l’impatto sul sistema sanitario è modesto grazie all’imponente campagna vaccinale”.

Qualcosa in più, però, si può fare.

Anticipare la terza dose, sì. “Dopo sei mesi dal completamento del ciclo la protezione degli anticorpi cala dal 95% all’82%” per cui “ritengo che anticipare la possibilità del richiamo con la terza dose abbia l’indiscutibile vantaggio di intercettare molte più persone e prevenire le infezioni da Covid 19 nel prossimo inverno. È il periodo che coincide purtroppo con la maggiore capacità di diffusione di tutti virus a trasmissione aerea come anche il Sars-CoV-2. È un modo sicuro per innalzare ed allargare fin da subito le difese individuali e collettive”.

Ridurre la validità del tampone antigenico, con distinguo. “Escludere il tampone antigenico per ottenere la certificazione verde può poi ripercuotersi negativamente su alcuni diritti fondamentali dei cittadini, come ad esempio la libertà di spostarsi (su treni ad alta velocità e aerei è già necessario), meno su altri come ad esempio andare al bar o al ristorante. In condizioni epidemiologiche compromesse le valutazioni sarebbero diverse. La vaccinazione resta comunque volontaria”. Certo, l’obbligo vaccinale “risolverebbe il problema delle residue coperture vaccinali mancanti».

Green pass valido 9 mesi, sì. “L’efficacia del vaccino si è ridotta e ciò può suggerire di ridurre la scadenza del green pass”.

Vaccini ai bambini 5-11 anni, deciderà l’Ema. “Servirà una corretta comunicazione. Dobbiamo fare ogni sforzo per far comprendere in maniera chiara e oggettiva l’importanza di proteggere i nostri bambini soprattutto nell’interesse della loro salute. Gli errori di comunicazione commessi durante la pandemia non sono ammissibili”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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