Ciclisti, più di un morto ogni due giorni in Italia

Il problema è che con la legislatura che finirà nel 2018, difficilmente il disegno di legge vedrà la luce a breve. E, intanto, si muore. Che si sia campioni, come Michele Scarponi, o semplici cittadini. (Credits – Getty Images)

La morte, assurda, di Michele Scarponi l’altra mattina mentre si stava allenando in vista del Giro d’Italia ha riacceso i riflettori sui pericoli per i ciclisti sulle strade italiane. Una situazione gravissima, una strage silenziosa e spesso dimenticata, sia dalla stampa, sia dall’opinione pubblica, ma soprattutto dalla politica.

“Dobbiamo ancora stabilire qual è l’attaccapanni normativo, se il Codice della Strada che riprende il suo percorso a giorno al Senato oppure un decreto del Mit. Rimane l’urgenza dell’oggetto perché l’utenza debole di cui fanno parte i ciclisti, motociclisti e pedoni ha un numero di morti decisamente troppo alto. Il 50 per cento della mortalità stradale è fatta da utenza debole” ha detto pochi giorni fa il sottosegretario ai Trasporti Riccardo Nencini. Parole di buona volontà, ma che evidenziano come la questione ciclisti sia ben lontana da una soluzione.

Oggi la questione è tornata d’attualità per la morte del vincitore del Giro d’Italia del 2011, che ha portato la morte in bicicletta sulle prime pagine dei giornali. Ma quella di Michele Scarponi, purtroppo, è solo una delle tante morti che avvengono in Italia quasi ogni giorno. Secondo l’Istat, infatti, nel 2015 almeno 45 ciclisti al giorno sono coinvolti in incidenti e i morti in sella a una bici sono stati 252, uno ogni 35 ore.

E, come detto, la politica è in fortissimo ritardo su un tema che provoca quasi un morto al giorno. Al Senato a fine marzo è stato presentato il disegno di legge n. 2658 con “modifiche all’articolo 148 del Codice della Strada in materia di tutela della sicurezza dei ciclisti” per introdurre l’obbligo di sorpasso ad almeno 1,5 metri di distanza laterale dal ciclista aggiungendo al testo l’articolo 3-bis: “È vietato il sorpasso di un velocipede a una distanza laterale minima inferiore a un metro e mezzo”.

Il problema è che con la legislatura che finirà nel 2018, difficilmente il disegno di legge vedrà la luce a breve e, dunque, i rischi per i ciclisti rimangono in un Paese, come l’Italia, dove le piste ciclabili sono poche, mal gestite, ignorate dai pedoni, dagli automobilisti che le usano come posteggi e dalle amministrazioni, che spesso concedono gli spazi dedicati ai ciclisti agli esercenti commerciali per occuparli. E, intanto, si muore. Che si sia campioni, come Michele Scarponi, o semplici cittadini.

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