Un ciclo economico senza forza

La crisi economica e finanziaria partita nel 2008 non si è mai risolta nonostante siano state applicate diverse terapie d’urto, monetarie e fiscali, che hanno lasciato in eredità tassi di interesse ai minimi storici, perlomeno tra le obbligazioni considerate a basso rischio, e in particolare ampi deficit dei bilanci pubblici che hanno determinato un pericoloso innalzamento dei debiti sovrani.

Queste considerazioni valgono in particolare per i paesi sviluppati ma recentemente i timori sulla debolezza del ciclo mondiale si sono focalizzati anche sui Paesi Emergenti.

La dinamica delle importazioni e delle esportazioni in Cina mostrano una dinamica piuttosto debole nel mese di marzo ad indicare come le difficoltà dell’Europa stiano contagiando il gigante asiatico, minacciando quindi un possibile feedback.

In particolare dopo il discreto ottimismo suscitato dal LTRO, l’ennesimo steroide, ci si chiede quali prospettive vi sono per la zona euro e le economie mondiali.

Nell’EMU nei primi mesi dell’anno si era assistito ad un timido tentativo di stabilizzazione della recessione partita nell’ultimo trimestre del 2011, ma recentemente si sono amplificati i dubbi.

Il sistema dei leading indicators (CLIs) calcolati dall’OECD hanno mostrato come nell’area si sta registrando un rafforzamento congiunturale dopo la fase di debolezza partita nel 2011, esattamente in questo periodo.

Il segnale proveniente da questi indicatori, ritenuti anticipatori delle svolte cicliche, è alquanto eterogeneo; la situazione è in miglioramento negli USA, in Cina e in Giappone, mentre si assiste ad un aggravamento in Francia e Italia, mentre una possibile stabilizzazione si starebbe concretizzando nel Regno Unito e in Germania.

, I listini azionari e gli spreads sui periferici non hanno perso tempo ed hanno intrapreso i primi una correzione, i secondi un pericoloso innalzamento.

Preoccupa la situazione del comparto industriale in Francia e in Italia, con la prima alle prese con le importanti elezioni presidenziali che potrebbero minare l’accordo fiscale di austerity siglato tra i paesi europei.

I dubbi sul vecchio continente trovano purtroppo l’assist sul molto deludente dato sull’occupazione sugli Stati Uniti rilasciato lo scorso venerdì. Le nuove buste paga create nel mese di marzo sono risultate la metà delle previsioni e alimentano le tesi dei pessimisti che ritengono che il rimbalzo dell’economia negli States sia stato agevolato da condizioni climatiche inusuali e vantaggiose per il business.

Qualche conferma è arrivata da Bernanke che ha sottolineato come la ripresa permanga sottotono, sebbene non abbia citato la necessità di ulteriori stimoli.

In realtà la possibilità che la banca centrale USA possa tentare qualche altra misura “non convenzionale” potrebbe salire nelle prossime settimane. E’ possibile che il cosiddetto QE3 possa focalizzarsi sulle obbligazioni sui mutui (Mortgage Bonds) con il tentativo di migliorare la situazione nel mercato residenziale, ancora in fase calante dopo 4 anni di contrazione di attività e prezzi degli immobili.

Questa settimana riprendono le aste dei titoli di stato italiani in una nuova fase di ampliamento degli spreads con la evidente possibilità che i rendimenti di sottoscrizione possano essere sensibilmente più elevati di quelli rilevati nelle ultime settimane.

La correzione degli indici azionari, dopo diversi mesi di corsa forsennata, potrebbe essere limitata per i mercati più robusti (USA, Germania ed Emergenti), mentre per il nostro FTSEMIB (Milano: FTSEMIB.MI - notizie) e l’Ibex la volatilità rimarrà molto elevata e quindi consigliabile solo agli appassionati del trading.

, Scarica l'analisi in pdf Marcello Rubiu www.norisk.it – consulenze finanziarie - Tel. 02 89.05.53.67 Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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