Isaac, rischio di un Katrina bis

Ci mancava soltanto il fato ad acuire negli Usa la paura scatenata in queste ore da Isaac. Nato come tempesta tropicale, Isaac ha ragigunto la classificazione di uragano di categoria uno con venti che hanno superato i 119 km/h. Dopo aver sfiorato la punta meridionale della Florida si è diretto con decisione verso il Golfo del Messico, proprio nelle zone e nei giorni in cui si ricorda il settimo anniversario del devastante uragano Katrina. Era il 29 agosto del 2005 quando l’inarrestabile fenomeno naturale, che si era formato il 23 sulle Bahamas, causò 53 brecce negli argini attorno a New Orleans in Louisiana inondando l’ottanta per cento della città. Katrina, che portò morte e distruzione anche in Florida, Mississippi, Ohio, Kentucky e Georgia, è il disastro naturale più distruttivo in termini di costi della storia degli Stati Uniti, con danni sono stimati in circa 81 miliardi di dollari e uno dei più gravi dal punto di vista del numero di morti, ben 1836. Ora, in un territorio che porta ancora i segni del suo passaggio, è in arrivo Isaac. La tempesta sta accumulando energia e diventerà uragano nel giro di 24, massimo 48 ore.  Il bilancio, per ora, è di diciannove morti, sei dispersi e almeno 15 mila persone evacuate ad Haiti. L’impatto con la costa del Golfo del Messico è atteso tra la notte di martedì 28 e la mattina di mercoledì 29 a Gulfport, in Missouri, appena 10 miglia più in là di dove è passato l’uragano del 2005. Questa volta, però, fatta salva anche la possibilità di improvvisi cambi di direzione, secondo le previsioni del National Hurricane Center, Isaac arriverebbe ad essere un fenomeno di categoria 2 (forza moderata), mentre Katrina arrivò al massimo livello, il 5 (forza disastrosa) sulla scala Saffir-Simposon.

Isaac mette comunque molta paura. Non a caso, dopo la Florida anche Alabama, Louisiana e Mississippi hanno dichiarato lo stato d’emergenza. Migliaia di persone sono già in fuga da questi Stati, secondo quanto riferisce la Cnn. E l’evacuazione è solo all’inizio. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha chiesto agli abitanti delle zone sotto il livello del mare, quelle devastate da Katrina, di abbandonare le proprie case ma c’è chi si attrezza per resistere alla furia dei venti e delle piogge in arrivo. “Percepisco un altissimo livello d’ansia –afferma il sindaco di New Orleans Mitch Landrieu -la coincidenza dell’arrivo nell’anniversario di Katrina ha messo chiunque in stato d’allerta, ma ciò è un bene”. La pensa così anche il governatore del Mississippi Phil Bryant: “È dura realizzare che lo stesso giorno sette anni dopo Katrina un altro uragano sia diretto nella nostra direzione – spiega - è importante che i nostri cittadini prendano questa tempesta sul serio e si preparino per l’impatto”. L’uragano dovrebbe raggiungere venti tra le 96 e le 110 miglia orarie, con il mare che si alza da 1,80 m a 2,60 m. Secondo CoreLogic, una società di analisi immobiliare, sono a rischio 36 miliardi di dollari di proprietà. Per non parlare dei possibili danni al settore del petrolio, con nel mirino soprattutto le piattaforme offshore e le raffinerie del Louisiana. Dal Golfo del Messico, infatti, proviene il 30% del petrolio statunitense, a cui va aggiunto il 24% di produzione del gas. Solo il rischio di nefaste conseguenze ha fatto alzare i prezzi del petrolio al barile da 75 centesimi a 96.90 sui mercati asiatici.

Un risultato certo del passaggio di Isaac c’è già. L’inizio della convention repubblicana, in programma a Tampa in Florida fino a giovedì 30 agosto, è stato rinviato alla sera del 28. Così Mitt Romney e le 50-70mila persone attese all’evento dovranno aspettare per designare ufficialmente il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Non ci sarà il miliardario americano Donald Trump che ha dato forfait proprio a causa dell’atteso fenomeno climatico. Dovrà, quindi, attendere anche il cardinale di New York, Timothy Dolan, a cui è stata affidata la “preghiera della convention”. L’alto prelato, che è presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, è la voce dalla Chiesa cattolica in America. E il voto cattolico è molto importante per stabilire che vincerà il 6 novembre. Anche per questo i vertici del “Grand Old Party” temono che l’uragano in arrivo, se dovessero esserci dei seri danni in qualsiasi area del Golfo del Messico, distoglierebbe il pubblico dalla convention e costringerebbe Romney a rivedere il proprio copione. Insomma l’ex governatore del Massachusetts spera anche nella fortuna. Già nel 2008 l’allora candidato repubblicano alla Casa Bianca, il governatore John McCain, poi sconfitto da Barack Obama, vide slittare la convention di Minneapolis di un giorno proprio per un uragano. Data la posta in palio, Isaac ha fatto muovere anche l’attuale presidente in carica degli Stati Uniti che si è affrettato a chiedere alla protezione civile il “massimo sforzo” e a telefonare al governatore della Florida assicurandogli “risorse e sostegno”.

In questa ansiosa vigilia da uragano, l’obiettivo di tutti coloro che devono occuparsi della Cosa pubblica è di evitare le polemiche, oltre ai danni, che accompagnarono sette anni fa il passaggio di Katrina. L’allora Capo della Casa Bianca, George Bush, fu accusato di essersi mosso in ritardo e di aver sottovalutato la tragedia.  Un’amministrazione repubblicana in difficoltà in termini di popolarità cercò poi di recuperare. Bush andò frequentemente sui luoghi del disastro e in particolare a New Orleans. Ma, nonostante i 116 i miliardi di dollari erogati dal Congresso, le accuse continuarono, anche per gli appalti sulla ricostruzione che, secondo molti, erano stati concessi troppo facilmente agli ‘amici’ di Bush. Ancora nel 2010, anno del quinto anniversario della tragedia di Katrina, in piena epoca Obama, il dibattito sul ritorno alla normalità di New Orleans era molto acceso. Il tema era condito da riferimenti razziali visto che proprio la popolazione di origine afro-americana, in maggioranza nella città della Louisiana, si diceva insoddisfatta di quanto si stava facendo. Il programma statale di aiuti per la ricostruzione, infatti, ha previsto lo stanziamento fino a 150mila dollari per abitazione, ma non concede l’intera somma prevista per le riparazioni dei danni. E così chi viveva nelle zone più povere ha dovuto badare soprattutto a trovare i soldi per rimettere a posto la propria abitazione. La speranza di Obama, che anche l’anno scorso ha fatto sentire il suo sostegno alle popolazioni colpite da Katrina, è di non dover chiudere il suo primo mandato da presidente sotto una cattiva stella.

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