Ancora scontri in Cile, Piñera: "Siamo in guerra"

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Il coprifuoco imposto dalle autorità cilene non ferma le proteste contro il carovita, e in particolare l'aumento del prezzo dei biglietti dei mezzi di trasporto. Sono almeno cinque le persone rimaste uccise nell'incendio divampato in una fabbrica di tessuti a Santiago che era stata assaltata e saccheggiata. La polizia ha usato idranti e lacrimogeni per far disperdere la folla. Il ministro dell'Interno, Andrés Chadwick, ha parlato di sette persone rimaste uccise dall'inizio delle proteste, mentre altre fonti parlano di otto morti. Il ministro ha inoltre detto che sono 960 le persone arrestate nelle ultime ore per 103 episodi di violenza, 50 registrati nella regione di Santiago, 53 nel resto del Paese. Sono 62 gli agenti che sono rimasti feriti, con otto stazioni della polizia e sette autobus distrutti. Infine il ministro ha reso noto che sono quasi 8mila i 'carabineros' e i militari delle forze armate mobilitati.  

"Siamo in guerra contro un nemico potente che è pronto ad usare la violenza senza nessun limite". E' quanto ha detto il presidente cileno Sebastián Piñera parlando delle proteste. "Non sarà facile ma vinceremo questa battaglia" ha aggiunto il presidente conservatore che dopo le violenze di sabato ha imposto per i tre giorni di coprifuoco nella capitale. Pinera si è scagliato contro i "vandali" che "hanno distrutto la metropolitana, che è essenziale per la popolazione e poi si sono messi a distruggere i supermercati ed hanno tentato di attaccare gli ospedali". Il presidente ha infine espresso solidarietà per "il dolore, la sofferenza e la paura" che stanno vivendo i cittadini cileni: "Però dovete sapere che non siete soli, che avete un governo che è impegnato per voi - ha concluso - è un problema tra quelli che vogliono vivere nella libertà, la democrazia e la pace e quelli che vogliono distruggere il nostro Paese e noi vinceremo questa battaglia".