Cile, indagine Amnesty: volontà deliberata di colpire manifestanti -4-

Red/Orm

Roma, 21 nov. (askanews) -

Uso letale della forza Amnesty International ha potuto documentare cinque uccisioni a carico delle forze di sicurezza cilene durante lo stato d'emergenza proclamato dal presidente Piñera il 19 ottobre: quattro ad opera delle forze armate, uno dei carabinieri. Due delle vittime sono state uccise da armi per uso militare.

Attraverso l'analisi delle immagini ricevute, Amnesty International ha potuto confermare che le forze armate hanno usato armi letali in modo indiscriminato contro manifestanti privi di armi in almeno quattro casi. Si è identificato l'uso di fucili semiautomatici Galil Ace e Famae Sg 540 e di pistole semiautomatiche munite di proiettili letali. Sono stati osservati agenti della Polizia investigativa cilena e carabineros mentre sparavano proiettili veri. Gli standard internazionali vietano l'uso di armi del genere per disperdere le proteste.

Romario Veloz, un cittadino ecuadoriano di 26 anni, è stato colpito al collo da un proiettile esploso da un soldato mentre partecipava a una piccola manifestazione nella città di La Serena. Appena arrivato nelle vicinanze di un parco, l'esercito ha iniziato a sparare indiscriminatamente contro i manifestanti. Le immagini mostrano che, quando è stato colpito, Romario Veloz stava camminando tranquillamente con le mani in tasca.

Nella stessa occasione Rolando Robledo, 41 anni, è rimasto ferito al torace da un colpo esploso da un soldato. Ha trascorso vari giorni in coma con prognosi riservata. Secondo i testimoni oculari, le autorità non hanno aiutato i feriti e, anzi, hanno continuato a sparare contro altri manifestanti intenti a prestare i primi soccorsi.

A Curicó, José Miguel Uribe, 25 anni, è morto dopo che un militare gli ha sparato al torace. Stava prendendo parte a un corteo spontaneo di giovani che avevano temporaneamente bloccato la circolazione stradale. I soldati arrivati sul posto hanno iniziato a sparare contro chiunque. Secondo i testimoni oculari, nessun militare presente ha prestato soccorso a José Miguel.

Maltrattamenti e torture Una delle principali forme di repressione nei confronti dei manifestanti è stato il ricorso ai maltrattamenti e, in misura minore, alla tortura: si tratta di crimini di diritto internazionale. Oltre a un caso di morte a seguito di maltrattamenti, Amnesty International ha documentato finora tre casi di tortura, anche di tipo sessuale.

La morte di Alex Nuñez, 39 anni, ad opera dei carabineros è stata la conseguenza di un pestaggio selvaggio. Alex stava attraversando una manifestazione per fare una consegna a Maipú, nella regione metropolitana di Santiago, quando è stato bloccato da tre carabineros che lo hanno gettato a terra e preso a calci alla testa e al torace. È morto il giorno dopo.

Fino a questo momento, la Procura cilena ha ricevuto 16 denunce di violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza. Una di queste riguarda Josué Maureira, violentato con un bastone mentre si trovava in custodia di polizia. Alcuni carabineros lo hanno ferito ai glutei con un oggetto tagliente e lo hanno offeso per via del suo orientamento sessuale.

Un altro caso riguarda una persona picchiata brutalmente in piazza Ñuñoa, a Santiago. Questa persona, che ha chiesto l'anonimato, è stata aggredita da 12 carabineros mentre stava manifestando pacificamente facendo rumore con una pentola e un cucchiaio. Ha perso la vista da un occhio, ha subito una frattura al setto nasale, la lussazione di una spalla, la rottura di tre costole e lesioni a un polmone. (Segue)