Cile, Isabel Allende: serve dialogo, Pinera ascolti il popolo

Dmo

Roma, 24 ott. (askanews) - "Non si è reso conto delle condizioni del Paese, come tutta la politica cilena vive nella sua bolla. Solo con il dialogo, ascoltando il popolo e facendo delle vere riforme si può evitare che la situazione diventi ancora più tesa", dice Isabel Allende, scrittrice nata in Perù, cresciuta in Cile, nipote di Salvador Allende, il presidente cileno deposto con un colpo di Stato l'11 settembre 1973 a proposito delle violenze represse dall'esercito in Cile su ordine del presidente Sebastian Pinera.

"Il miracolo (cileno) era nelle statistiche, non nelle condizioni di vita dei cittadini. Queste proteste sono figlie della terribile disuguaglianza che esiste in Cile. Il Paese è in mano a poche famiglie: l'1% della popolazione detiene il 26,5% della ricchezza, il 10% più ricco ne ha il 60%. Il resto devono dividerselo la classe media, ovvero l'83% della popolazione, e i poveri. Le persone vivono di debiti. Tutti i servizi sono stati privatizzati: l'acqua, l'energia elettrica, la sanità, le medicine, i trasporti. Hanno venduto tutto ai privati, persino i boschi del sud. Il costo della vita è altissimo e i salari non sono cresciuti, questo ha generato furia e violenza, sentimenti che i politici e la classe ricca non hanno visto perché vivono in una bolla. A cominciare dal presidente Piñera", denuncia su Repubblica.(Segue)