Cimo-Fesmed: politica garantisca sanità pubblica invece destrutturarla

Cro-Mpd

Roma, 8 ott. (askanews) - "La periodica frequenza con cui le affermazioni provocatorie del politico, o gestore, o tecnico di turno cercano di mettere gli uni contro gli altri i diversi professionisti della sanità non fa che favorire quel processo di destrutturazione del nostro servizio sanitario pubblico, nel quale si cerca un capro espiatorio che però, guarda il caso, non si vuole che sia né il politico e né il gestore ma chi lavora sul campo". E' l'accusa del sindacato medico Cimo-Fesmed che in una nota chiede alla politica di "garantire la sanità pubblica anzichè destrutturarla".

"Forse il vero problema - si legge - sta nel fatto che in Italia abbiamo medici, sanitari non medici, infermieri e tecnici bravissimi, talmente bravi che potrebbero far funzionare ancora meglio la nostra sanità se avessero certezze, sicurezza e motivazione. Il problema è che ci sono troppe teste pensanti che inficiano qualsiasi buon progetto. A questo si aggiungono ulteriori dinamiche: quelle dei numeri utili ai fini elettorali (vedi il rapporto area Comparto/Dirigenza); quelle di alcuni che intendono costruire una nuova carriera dirigenziale ed universitaria attraverso il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti che non potranno mai aspirare, per motivi di sostenibilità economica, a ricoprire analoghi posti di comando; quelle di chi pensa che il livellamento verso il basso porta a risparmi e uniforma i comportamenti e, infine, quelle ideologiche che utilizzano alcuni filoni propagandistici per far sognare tanti a spese di altri".

Quanto all'attacco dei giorni scorsi da parte dell'assessore dell'Emilia-Romagna, Venturi, che aveva parlato di medici come impiegati superpagati sottolineando che in cambio di un medico si possono pagare due infermieri, per Cimo Fesmed "è uno dei tasselli di un più ampio puzzle di destrutturazione del SSN che, oramai, ha preso forma e sostanza. Uno dei primi tasselli è stato il comma 566 della Legge di Stabilità 2015, che voleva decidere lo stato giuridico di alcune professioni attraverso una Finanziaria; se ne sono aggiunti man mano altri, fino al recente pre-accordo sul contratto di lavoro di medici, dirigenti sanitari non medici e professioni sanitarie che sancisce una carriera unica attraverso un fondo unico. Un contratto fortemente voluto dalle regioni e non firmato da CIMO, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS Medici. Il significato di questa "non firma" ha rappresentato un forte messaggio indirizzato alla politica, alle istituzioni, ai medici e ai pazienti e motivata dagli effetti negativi sul SSN pubblico che sono insiti in quel testo. Le politiche partitiche sulle sanità regionali e le azioni come quelle del dott. Venturi ne sono già l'esplicita conseguenza".(Segue)