Cina accusata di aver infiltrato una spia nel Parlamento australiano

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Mentre continuano le proteste a Hong Kong e i Democratici vincono le elezioni con il 90% delle preferenze, la Cina getta la propria ombra anche sul Parlamento australiano, in cui è accusato di aver infiltrato una spia. Durante la giornata di domenica 24 novembre, in Australia è andato in onda il programma televisivo 60 Minutes, con un’inchiesta sul caso di Bo Zhao.

Una spia cinese nel Parlamento australiano?

Secondo quanto emerso dall’inchiesta di 60 Minutes, la Cina avrebbe provato a far candidare una sua spia alle prossime elezioni per rinnovare il Parlamento australiano. Il presunto infiltrato (trovato morto lo scorso marzo) si chiamava Bo “Nick” Zhao, un australiano 32enne di origine cinese che lavorava come commerciante di auto di lusso a Melbourne. Gli agenti segreti di Pechino gli avrebbero offerto 1 milione di dollari australiani (circa 600 mila euro) per candidarsi alle elezioni parlamentari con il Partito Liberale. Una volta eletto, Zhao avrebbe dovuto operare all’interno del Parlamento per fare gli interessi della Cina.

Bo “Nick” Zao, però, aveva però rifiutato l’offerta e avrebbe riferito l’accaduto all’agenzia d’intelligence australiana (ASIO). Poco tempo dopo, lo scorso marzo, l’uomo è stato trovato morto in una stanza d’albergo a Melbourne. Ad oggi le cause e le circostanze del decesso restano sconosciute.

Le parole del primo ministro

Scott Morrison, primo ministro australiano, ha definito la morte di Zaho come “inquietante e preoccupante“. Il premier invita a non arrivare a conclusioni affrettate. “Posso assicurare agli australiani che sotto il nostro governo le risorse non sono mai state più forti. Le leggi non sono mai state più severe. Inoltre, il governo non è mai stato più determinato a mantenere gli australiani liberi e al sicuro da interferenze straniere”, ha dichiarato Morrison.

La commissione di intelligence e sicurezza del Parlamento australiano ha affermato di essere già a conoscenza della morte di Zhao e ha annunciato un’inchiesta sul caso. Il governo cinese, al momento, non ha risposto alle accuse.

Il caso di Wang Leqian

Il programma 60 Minutes ha trattato anche un secondo caso, tramite un’intervista con Wang “William” Leqian. L’uomo, 27enne, sostiene di essere una spia cinese e chiede di ricevere asilo politico in Australia.

Leqian non è l’unico: in Australia ci sarebbero diverse di spie cinesi che tentano di influenzare il potere. Le autorità cinesi hanno respinto le accuse di Wang e lo hanno accusato di essere fuggito dalla Cina con un passaporto falso, dopo essere stato condannato per truffa.