Cina attacca Google per stop YouTube a candidato guida Hong Kong

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Image from askanews web site
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Roma, 21 apr. (askanews) - La Cina ha attaccato oggi il gigante tech Usa Google per aver bloccato il profilo YouTube del candidato a capo dell'amministrazione di Hong Kong John Lee Ka-chiu. Una decisione - secondo quanto ha detto oggi in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin - "completamente sbagliata e irragionevole".

Google ha spiegato ieri di aver bloccato il profilo, dal quale il candidato sostenuto dai cinesi per diventare il prossimo "chief executive" di Hong Kong diffondeva i contenuti della sua campagna, in ossequio alle sanzioni decise dagli Stati uniti. Lee Ka-chiu è nella lista delle personalità sanzionate ad agosto 2020 dal Dipartimento al Tesoro Usa per il suo ruolo nella compressione dell'autonomia dell'ex colonia britannica operata dalla Cina. Al tempo era ministro della Sicurezza. Nella stessa blacklist c'è anche l'attuale chief executive di Hong Kong Carrie Lam.

"Gli Usa interferiscono negli affari di Hong Kong usando diverse scuse e hanno la malevola intenzione di distruggere l'elezione del chief executive", ha affermato Wang.

Gli osservatori non pensano che la chiusura del profilo YouTube di John Lee e le restrizioni poste anche da Facebook possano essere una parteicopare minaccia per l'ex poliziotto che è il candidato forte alla guida del territorio semi-autonomo cinese.

Lee Ka-chiu, ex numero due dell'amministrazione, si è dimesso da numero due dell'amministrazione a inizio mese per perseguire il progetto di diventare chief executive, cioè capo del governo di Hong Kong. E' considerato il candidato favorito.

L'elezione è prevista per il mese prossimo e avverrà in seno al Comitato elettorale che, oltre ad eleggere il chief executive, nomina 40 membri dell'assemblea legislativa hongkonghese su un totale di 90. Gli altri 50 sono scelti sulla base di un processo elettorale.

Pechino ha dato subito l'impressione di voler accelerare il più possibile la definizione di un quadro chiaro per Hong Kong, che negli anni passati è stata teatro di manifestazioni democratiche e proteste contro la legge sulla sicurezza nazionale imposta dalle autorità cinesi.

Il Comitato elettorale è formato da 1.500 componenti: 300 membri provenienti dai settori industriale, commerciale e finanziario; 300 membri dalla cosiddetta società civile (sindacati, gruppi religiosi ecc.); 300 membri in arrivo dalle professioni; 300 membri dagli organismi elettivi e altri 300 provenienti da una serie di organismi nazionali cinesi (Congresso nazionale del popolo, Conferenza consultiva del popolo cinese ecc.). Ogni sottosettore svolge sue elezioni, ma di fatto questo organismo è nelle mani del governo nazionale, per cui solitamente si dice che il chief executive è scelto da Pechino sulla base degli articolati rapporrti tra il mondo economico hongkonghese e l'Ufficio di collegamento cinese.

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