Cina, Bradanini: "Malumori nel Pcc, per Xi e Paese percorso inedito"

·3 minuto per la lettura

Il futuro di Xi Jinping e della Cina non è deciso. Ci sarebbero "malumori" all'interno del Partito comunista cinese e non è escluso il rischio, "concreto", di una "guerra per il potere". Alberto Bradanini, ambasciatore in Cina fino al 2015, ragiona con l'Adnkronos all'indomani dell'adozione da parte del Pcc della "risoluzione storica" che consolida il potere di Xi Jinping. "Non c'è ancora una decisione definitiva sull'estensione per altri cinque anni del secondo mandato di Xi, su un terzo o addirittura un quarto mandato", spiega, con il pensiero rivolto al Congresso del Pcc dell'autunno del prossimo anno. E c'è il nodo delle cariche: segretario generale del Pcc, presidente della Repubblica popolare, presidente della Commissione militare centrale. Il sesto plenum del XIX Comitato centrale del Partito comunista cinese, con la risoluzione sui "principali traguardi e l'esperienza storica" dei 100 anni del Pcc, ha "messo le premesse" per gli anni a venire, ma - osserva Bradanini - non è tutto scontato.

Le tre cariche potrebbero essere "spacchettate", spiega, ovvero Xi potrebbe mantenere la carica di presidente della Commissione militare centrale, quella di segretario generale del partito ma non di presidente della Repubblica popolare. O, "come qualcuno vocifera, rievocare una carica, quella di presidente del partito, lasciando vacante quella di segretario generale del Pcc, e mantenere una delle altre due cariche o entrambe". In questo caso, "significherebbe" da parte di Xi l'individuazione di un suo successore, "lasciando aperta una possibilità di successione preordinata".

Perché il rischio, "piuttosto concreto" secondo Bradanini, "è che se non è certa la data del passaggio di consegne da una generazione di leader a un'altra si possa scatenare la guerra per il potere", un "elemento di pericolosa instabilità" per il Dragone "che potrebbe avere riflessi anche sul resto del mondo". E bisogna guardare al Pcc. "Sembrerebbe ci sia all'interno dei vertici del partito un malumore che si esprime, secondo la tradizione cinese, attraverso riti difficili da capire per chi vive in un mondo politico più leggibile", dice l'ex ambasciatore.

"Malumori" che potrebbero "esprimersi nel corso dell'anno che manca alla decisione formale" sia "contenendo il numero delle cariche che Xi potrebbe mantenere al termine del secondo mandato" sia addirittura, prosegue, con "una espressione di forza attraverso l'individuazione di personalità che potrebbero succedere a Xi".

Bradanini parla di "un percorso inedito per la Repubblica popolare", di quello che "Deng Xiaoping aveva cercato di scongiurare" per il futuro della Cina, ovvero la "senescenza della classe dirigente", una "leadership che lascia il potere solo con la morte e perde il contatto con l'evoluzione dei tempi, scatenando intorno a sé la lotta per il potere".

Xi, 68 anni, resta al timone, "affascinato a modo suo, perché i tempi sono cambiati, dal culto della personalità", ma al contempo senza "la figura del grande condottiero militare che è stato Mao Zedong", osserva Bradanini, che parla di un "uomo culturalmente molto debole, dal pensiero filosofico molto modesto", che "non è considerato una grande figura all'interno degli apparati ideologici del partito".

"Dopo l'indipendenza politica' di Mao e l' 'indipendenza economica' di Deng, due profili necessari per lottare efficacemente contro il colonialismo e la dipendenza nei confronti delle grandi potenze, su questo percorso Xi non ha aggiunto granché", conclude, l'ex ambasciatore, autore 'Cina. Lo sguardo di Nenni e le sfide di oggi' (Anteo) a cui seguirà a fine anno 'Cina. L'irresistibile ascesa' (Sandro Teti Editore).

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli