Cina, domani dati Pil trimestre, analisti: attorno a +20%

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 15 apr. (askanews) - Gli analisti internazionali prevedono che domani, quando il governo cinese annuncerà la stima di crescita del Pil del primo trimestre, fornirà un dato vicino al 20 per cento su base annua.

Si tratta ovviamente di un dato "drogato" dalla bassa base di partenza: nel primo trimestre dello scorso anno la Cina era nel pieno della crisi sanitaria da Covid-19, quindi il dato del Pil gennaio-marzo 2020 fu -6,8 per cento.

Sarà il picco della crescita per Pechino. Il governo, per bocca del premier Li Keqiang, ha annunciato per quest'anno al Congresso nazionale del popolo, il parlamento cinese, un tasso di crescita di "almeno il 6 per cento". Ma molti osservatori considerano questa stima abbastanza conservativa.

D'altronde, la crescita cinese al momento è trainata in particolare dalle esportazioni, con gli apparati produttivi dei paesi concorrenti nel mercato globale ancora a velocità ridotta a causa della pandemia. Sostanzialmente, come ha sintetizzato sabato Zhu Min, un ex vicedirettore del Fondo monetario internazionale, la Cina si trova "un trimestre avanti agli altri nella ripresa economica globale".

Gli altri vettori di questa spinta sono stati gli investimenti nel settore delle infrastrutture (le vendite di escavatori sono aumentate dell'85 per cento!) e per le proprietà immobiliari. Quest'ultimo elemento preoccupa abbastanza il governo cinese, in realtà, e lo stesso presidente Xi Jinping ha dichiarato con enfasi: "Le case sono fatte per abitarci, non per specularci". Ma non pre che l'azione dell'esecutivo abbia portato particolari frutti: nei primi due mesi dell'anno gli investimenti immobiliari sono cresciuti del 38 per cento su base annua e i prestiti legati all'immobiliare del 14 per cento.

Così ci sono analisti che si chiedono cosa accadrà quando la spinta dell'export rallenterà e quando gli investimenti in infrastrutture e immobiliare cederanno alle pressioni al ribasso. Quello che manca all'equazione, in realtà, sono i consuimi, che non sono cresciuti e che hanno innescato una spinta deflazionistica, tanto che a novembre scorso per la prima volta in 10 anni si è registrato un indice dei prezzi al consumo al -0.5 per cento.