Cina, Huarong dopo annuncio salvataggio chiede di tornare in borsa

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Image from askanews web site
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Roma, 31 ago. (askanews) - Huarong International Financial Holdings ha presentato oggi la richiesta di rientrare nel trading presso la Borsa di Hong Kong, ritenendo di avere la capacità di continuare le sue attività nei prossimi 12 mesi e di aver espletato tutte le pratiche necessarie. Lo scrive oggi Bloomberg.

Si tratta di una nuova puntata di una vicenda che rischia di essere gravida di conseguenze nei mercati, perché in ballo ci sono miliardi di euro in bond offshore e di debito interno. Due giorni fa, finalmente, Huarong Asset Management ha presentato i suoi risultati del 2020, lungamente rimandati: perdite per 102,9 miliardi di yuan (13,5 miliardi di euro).

Questo pesante passivo, che doveva essere comunicato già a marzo, rappresenta un macigno che il governo cinese intende rimuovere. E questa rimozione avverrà attraverso un piano di salvataggio comunicato a metà agosto, con iniezioni di capitale - secondo quanto ha scritto il giornale economico cinese Caixin - per 100 miliardi di yuan (13,1 miliardi di euro) da parte di investitori strategici e attraverso vendite di asset.

L'operazione cambierà l'assetto proprietario del gruppo. Attualmente il Ministero delle Finanze cinese detiene il 61,41 per cento, il Consiglio nazionale per il fondo della sicurezza sociale il 6,34 per cento. Ma, con il salvataggio, enterà il gruppo CITIC, un gigante statale, intende ijnvestire tra il 20 e il 50 per cento dell'aumento di capitale. E questo lo renderebbe immediatamente l'azionista di riferimento.

Gli altri quattro investirori strategici sarebbero China Indurance Investment, China Life Asset Management, China Cinda Management e Sino-Ocean Capital Holding.

Il loro compito non sarà comunque agile. Huarong è appesantita da miliardi di euro di debiti accumulati nella sua espansione sotto la presidenza di Lai Xiaomin, giustiziato a inizio anno dopo essere stato condannato per corruzione e bigamia.

Huarong non ha mai pubblicato i dettagli relativi ai suoi debiti e si è limitata a dire che collocherà quote ai nuovi investitori.

Huarong è una delle quattro bad bank nate nel 1999 per gestire il credito problematico accumulato dai grandi istituti finaziari cinesi. Nel 2018 il suo presidente, Lai, fu arrestato e da allora il sostegno alla compagnia da parte del governo cinese, che era di fatto la sua principale attrattiva, fu messo in dubbio. D'altro canto, la portata degli asset che Huarong gestisce la rende "too-big-to-fail": parliamo di 212 miliardi di euro.

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