Cina incontenibile, vola l’export

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(Photo: Barcroft Media via Getty Images)
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Tutti a dire, ”bisogna contenere la Cina”, “trovare alternative ai prodotti cinesi” e tante altre belle cose… Buone intenzioni, non c’è dubbio, anzi ottime. Ma, come si sa, di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno, e difatti – per l’Occidente piegato dal Covid e in perenne declino ormai – quella cinese è una strada che porta direttamente all’inferno economico del Vecchio Continente, degli Usa e dei suoi alleati.

Gli ultimi dati – stupefacenti, come sempre del resto, quando si parla degli immancabili exploit dell’economia del Dragone – si riferiscono al sonoro boom dell’export di Pechino nell’ultimo mese di rilevamento, agosto. Le esportazioni sono schizzate fino a un +25,6%, dopo il +19,3% registrato a luglio e rispetto al 17,1% atteso dagli analisti, mentre le importazioni sono salite di un ancor più incredibile 33,1%, dopo il +28,1% precedente e rispetto al +26,8% atteso. E la bilancia commerciale cinese, letteralmente, esplode, oltre le più ottimistiche aspettative degli stessi cinesi, ma anche degli analisti internazionali: surplus per 58,34 miliardi di dollari rispetto al precedente avanzo di 56,59 miliardi; dati che hanno polverizzato le attese del mercato che si aspettavano un saldo di 51 miliardi circa. Insomma, malgrado la crisi economica globale innescata dal Covid (o, forse, come dicono le malelingue, “proprio per questo…”) e malgrado i recenti problemi dello shipping, la Cina, sempre più incontenibile, vola. Azzerate le fosche previsioni di chi temeva (o forse, si augurava) che un ostinato focolaio di coronavirus e la crisi dei trasporti marittimi globali stessero bloccando l’economia del gigante asiatico. Niente da fare.

Questi dati commerciali sorprendentemente solidi indicano la fortissima “resilienza” dell’economia cinese, e tutto lascia presagire che la ripresa economica globale continuerà a sostenere le esportazioni cinesi fino alla fine di quest’anno e per tutto il 2022. Il boom delle esportazioni riguarda per la maggioranza l’elettronica di consumo e gli elettrodomestici, e non poteva che essere così. Chi, tra noi, del resto, pensa seriamente di andarsi a comprare uno smartphone, un tablet, uno smartwatch o qualsiasi altro apparato elettronico che non sia “made in China”, con il rischio – anzi la certezza – di pagarlo molto di più? Oltre ad elettronica e prodotti high-tech, anche l’abbigliamento e gli accessori di abbigliamento hanno fatto registrare numeri in grande crescita. Gli Stati Uniti sono stati il ​​principale mercato di esportazione della Cina: il paese ha acquistato beni per un valore totale di 51,7 miliardi di dollari ad agosto. Stesso discorso per le richieste che sono arrivare dall’Unione Europea, dove i rivenditori – che probabilmente temevano difficoltà di approvvigionamento a causa della crisi dei trasporti marittimi in alcuni grandi porti cinesi - hanno anticipato gli ordini per la spesa natalizia.

Il mese scorso, le autorità hanno chiuso parte del porto di Ningbo-Zhoushan, il terzo porto container più grande del mondo, dopo che un lavoratore portuale è risultato positivo al Covid. Un blocco di proporzioni enormi, visto che il porto di Ningbo-Zhoushan gestisce merci che riempirebbero ogni giorno circa 78.000 container. Da qui le preoccupazioni sul fatto che questa drastica decisione potesse esacerbare la congestione nei porti cinesi e aggiungere ulteriori interruzioni a una catena di approvvigionamento che si era già consistentemente allungata.

I dati eclatanti di queste ultime ore, dunque, fanno ancora più sensazione quando si consideri che l’economia cinese non è esente da problematiche e difficoltà che ne frenano lo sviluppo e che ha comunque dovuto confrontarsi con le stesse sfide epocali che hanno messo in ginocchio le economie occidentali. La Cina, infatti, ha sperimentato diversi focolai locali della pericolosa variante Delta, la qual cosa ha spinto le autorità ad adottare misure drammatiche per fermare nuove infezioni, tra cui il blocco delle città, la cancellazione dei voli e la sospensione del commercio in alcune aree.

Anche le condizioni creditizie più rigide, decise di recente dal governo, hanno pesato sulle attività commerciali cinesi, così come l’ampia repressione normativa su tecnologia, istruzione e altri settori; tutti elementi che hanno scosso la fiducia degli investitori e che hanno, in definitiva, cancellato trilioni di dollari dal valore di mercato delle società cinesi, anche se i politici hanno promesso di aumentare il sostegno finanziario per le piccole imprese e si sono impegnati a un migliore utilizzo dei titoli di Stato locali. La People’s Bank of China fornirà 300 miliardi di yuan (46,4 miliardi di dollari) di finanziamenti a basso costo alle banche, in modo che queste possano concedere prestiti alle piccole e medie imprese, si legge in una nota ufficiale diffusa dal Consiglio di Stato cinese la scorsa settimana. E il governo si è inoltre impegnato a “rafforzare le sue opzioni politiche”, migliorando la capacità di far fronte alle sfide per garantire un’economia e un’occupazione stabili. La marcia trionfale delle esportazioni cinesi dovrebbe fornire sostegno all’economia, a fronte di un rallentamento della domanda interna dovuto alle restrizioni più severe sul settore immobiliare e a un ritmo più lento delle vendite di obbligazioni speciali del governo locale, destinate principalmente alla costruzione di infrastrutture.

Il favore del commercio globale verso le esportazioni cinesi è sicuramente dovuto all’effettiva capacità di controllo della Cina sui nuovi focolai di virus, un dato oggettivo che potrebbe aver spinto i fornitori globali a cancellare molti ordini dai fornitori di altri paesi asiatici, che stanno attualmente combattendo contro una recrudescenza dell’epidemia e stanno lottando per mantenere gli standard di produzione, come l’India e molti paesi del sudest asiatico. Ancora una volta, insomma, sembra proprio che il virus abbia giocato, e continui a giocare, la sua partita – direttamente o indirettamente – in favore della Cina. E mentre il Mondo resta al palo e continua a interrogarsi, senza ricevere nessuna risposta credibile da Pechino, sulle origini della pandemia, Xi Jinping sorride sornione, e aumenta ancor di più la velocità della Cina, lanciata vero la trionfale realizzazione del suo “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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