Cina, la crescita rallenta: nel terzo trimestre si ferma al +4,9%

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Roma, 18 ott. (askanews) - La crescita economica cinese ha registrato nel terzo trimestre (luglio-settembre) un'ulteriore decelerazione, fermandosi al 4,9 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L'ha reso noto oggi l'Ufficio nazionale di statistica di Pechino.

Si tratta di una netta frenata rispetto rispetto al +7,9 per cento registrato nel trimestre aprile-giugno di quest'anno, che segnava però un dato influenzato dal fatto che nello stesso periodo del 2020 la Cina si trovava ancora nel bel mezzo dell'epidemia Covid-19.

A influenzare l'andamento deludente dell'economia cinese, secondo gli nalisti, è la crisi delle forniture elettriche in molte province e l'incertezza provocata dal rischio di bancarotta di un gigante del settore immobiliare come Evergrande.

Un rallentamento, d'altronde, era atteso anche a causa della crescita poco robusta delle vendite al dettaglio, ch è stato del 4,4 per cento. Questa frenata si era già manifestata ad agosto, quando le vendite al dettaglio avevano registrato una crescita del 2,5 per cento, ma comunque rappresenta un dato ben meno solido di quello a due cifre che era registrato fino a giugno.

Il governo cinese finora ha diffuso una previsione di crescita dell'economia per il 2021 del 6 per cento, mentre il Fondo monetario internazionale prevede una crescita dell'8 per cento. Finora, nei primi nove mesi dell'anno, l'economia cinese è cresciuta del 9,8 per cento.

Finora a tirare è stato il settore del commercio internazionale, cresciuto in termini di yuan del 23 per cento nei primi nove mesi. Anche i servizi sono cresciuti del 19,3 per cento, con in prima linea quelli legati al mondo tech.

L'ufficio statistico ha anche segnalato che, su base trimestrale, il Pil cinese è cresciuto nell'ultimo trimestre dello 0,2 per cento.

A far perdere abbrivio alla crescita, apparentemente, è stato un rallentamento in settembre, quando la produzione industriale ha registragto un +3,1 per cento rispetto al +5,3 per cento di agosto. L'indice PMI è calato in quel mese sono quota 50, un dato simbolico che fotografa nei ceti produttivi una perdita di fiducia.

La reazione ufficiale a questi dati non positivi è stata quella di minimizzare e relativizzare le cause. L'Ufficio nazionale di statistica ha puntato il dito soprattutto sulla crisi di forniture energetiche, che sarebbe "temporanea" e con un impatto "controllabile". Nei giorni scorsi, inoltre, il capo dei mercati finanziari della Banca del popolo cinese (PBOC), la banca centrale cinese, Zou Lan ha affermato che il rischio di contagio della crisi Evergrande al settore finanziario è "controllabile" perché "l'esposizione al rischio delle singole istituzioni finanziarie a Evergrande non è grande".

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