Cina, la piaga delle molestie aziendali

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HANGZHOU, CHINA - JULY 10, 2017 - Ant Group founder Jack Ma attends the 2017 Global Women Entrepreneurs Conference. Hangzhou city, Zhejiang Province, China, July 10, 2017. On November 3, the Shanghai Stock Exchange and the Hong Kong Stock Exchange suspended the listing of Ant Technology Group Co., LTD.- PHOTOGRAPH BY Costfoto / Barcroft Studios / Future Publishing (Photo credit should read Costfoto/Barcroft Media via Getty Images) (Photo: Barcroft Media via Barcroft Media via Getty Images)
HANGZHOU, CHINA - JULY 10, 2017 - Ant Group founder Jack Ma attends the 2017 Global Women Entrepreneurs Conference. Hangzhou city, Zhejiang Province, China, July 10, 2017. On November 3, the Shanghai Stock Exchange and the Hong Kong Stock Exchange suspended the listing of Ant Technology Group Co., LTD.- PHOTOGRAPH BY Costfoto / Barcroft Studios / Future Publishing (Photo credit should read Costfoto/Barcroft Media via Getty Images) (Photo: Barcroft Media via Barcroft Media via Getty Images)

Secondo i manager di Tencent, colosso cinese di internet, si trattava di un “gioco” finalizzato a “migliorare la socialità” e “aumentare l’intesa e la collaborazione tra colleghi”. Così, nel corso di uno dei tanti eventi interni organizzati dall’azienda, ha fatto inginocchiare le sue dipendenti e usare la bocca per aprire bottiglie d’acqua che i colleghi maschi stringevano tra le gambe all’altezza dell’inguine…. Il “gioco” doveva rimanere all’interno dell’azienda, ma qualcuno ne ha parlato in giro, la cosa è rimbalzata sui social cinesi, e alla fine Tencent ha dovuto chiedere scusa.

Il “giochino sociale” di Tencent, però, non è certo un caso isolato in Cina, dove quella delle molestie sul lavoro – che sempre più spesso sfociano in casi di stupro - sta diventando una vera e propria piaga sociale, per contrastare la quale il governo fa poco o niente e soltanto il ben poco condiviso movimento “metoo” cinese ne ha fatto finora un cavallo di battaglia. Con risultati molto scarsi. A una cena per dipendenti in un’altra grande azienda cinese, alle donne è stato chiesto di classificare l’attrattiva erotica degli uomini seduti al tavolo e una dipendente è stata costretta a mettersi a cavalcioni di un suo collega di fronte a tutti i convenuti, mentre i dirigenti si scambiavano commenti osceni sulla virilità maschile.

In Cina gli hanno dato persino un nome specifico, li chiamano “corporate rape”, stupri aziendali. Se ne parla poco, anche perché sono frutto di una mentalità sessista e machista ampiamente diffusa e tollerata, o addirittura incoraggiata, nell’ambiente di lavoro, anche nei colossi aziendali come appunto Tencent. Ma non solo. Nei giorni scorsi, un tribunale cinese ha assolto un dipendente di Alibaba accusato di stupro da una collega, con la sconcertante motivazione che, in pratica, “l’aggressione sessuale sul posto di lavoro” non è un reato previsto dalla legge cinese. Ma la vicenda che ha coinvolto il colosso cinese dell’e-commerce ha fatto luce su una cultura del lavoro che sempre più persone, in Cina, ritengono umiliante e tossica.

La dipendente di Alibaba aveva accusato il suo capo di averla violentata dopo una cena di lavoro a base di alcol. La donna, che è stata identificata dalla polizia e dai suoi avvocati solo con il suo cognome, Zhou, ha detto che i capi e le risorse umane hanno ignorato le sue denunce. Alla fine, ha deciso di denunciare lo stupro scrivendo sulla chat aziendale: “Un dirigente maschio di Ali ha violentato una subordinata e nessuno nell’azienda lo ha perseguito”. A quel punto la vicenda è esplosa, creando un terremoto non soltanto all’interno dell’azienda, ma anche in tutto l’establishment tecnologico cinese. Alibaba ha subito licenziato il dirigente accusato di stupro, ha affermato che avrebbe subito stabilito una politica anti-molestie sessuali e si è dichiarata “strettamente contraria alla brutta cultura del bere forzato”. Eppure, gli ex dipendenti di Alibaba affermano che i problemi sono molto più profondi di quanto l’azienda abbia riconosciuto.

Alla vicenda – che per adesso ha visto lo sconcertante epilogo giudiziario di cui si è detto - sono seguite altre denunce pubbliche di molte dipendenti, che hanno dichiarato senza mezzi termini che il sessismo è ampiamente diffuso e tollerato ad Alibaba così come nella maggioranza delle grandi aziende cinesi. Le lavoratrici descrivono un ambiente di lavoro in cui le donne si sentono imbarazzate e sminuite durante le riunioni di lavoro – i cosiddetti team building - e le altre attività aziendali. Sotto accusa soprattutto le cosiddette “riunioni rompi-ghiaccio”, che – secondo l’azienda – dovrebbero servire ad aumentare la socialità tra dipendenti e di conseguenza la collaborazione interna e la produttività sul posto di lavoro. Pratiche che, però, si trasformano spesso in occasioni di grande imbarazzo per le colleghe e a volte in un autentico incubo. Alibaba offre anche ai dipendenti un manuale di “slang di Alibaba” per aumentare il morale. Diverse voci sono intrecciate con allusioni sessuali. Una esorta i dipendenti a essere “feroci e in grado di durare a lungo”.

Alcune ex dipendenti di Alibaba hanno affermato che i rituali per rompere il ghiaccio includevano domande imbarazzanti sulle loro storie sessuali. Una ex dipendente ha confessato di essersi sentita umiliata durante una partita in cui i dipendenti dovevano toccarsi sulle spalle, sulla schiena e sulle cosce e che, dopo aver detto al suo capo che non avrebbe più partecipato a queste attività, le è stato detto chiaramente che, così facendo, non sarebbe mai andata avanti ad Alibaba. Nel 2018 si è dimessa. E’ molto raro che una dipendente vada a lamentarsi con le risorse umane per le “esperienze rompighiaccio”, perché, dicono “le nostre lamentele non vengono prese sul serio”: “Se ti lamenti, la gente penserà che sei tu il problema”.

Fin dai suoi primi anni come piccola start-up, Alibaba ha cercato di coltivare un ambiente di lavoro di grande familiarità aziendale. I dipendenti si riferiscono l’un l’altro utilizzando soprannomi aziendali. I manager mostrano interesse per la vita personale e familiare dei lavoratori. Ma poiché l’azienda è diventata ormai un colosso con più di 250.000 dipendenti, abitudini che un tempo potevano sembrare giocose ora risultano molto meno innocenti. Nella lotta per la vicinanza e il cameratismo, Alibaba ha permesso che affiorassero discorsi rozzi e sessualizzati talvolta molto evidenti, in contesti professionali dove invece dovrebbero essere rigorosamente banditi.

Jack Ma, il co-fondatore, non ha mancato di dare per primo il “cattivo esempio” in tal senso. Ogni anno, il 10 maggio, decine di dipendenti di Alibaba e i loro coniugi o partner partecipano a una finta cerimonia di matrimonio di gruppo durante la celebrazione dell’“Ali Day” dell’azienda. All’evento del 2018, Ma ha scherzato sul palco, su come le estenuanti ore di lavoro di Alibaba influenzino la vita sessuale dei dipendenti. “Ho sentito che per alcune persone era sette volte al giorno prima di entrare in Alibaba, ma nemmeno una volta ogni sette giorni dopo”, ha detto. “Questo è un grosso problema”. E alla cerimonia dell’anno successivo, il patron di Alibaba ci è andato giù ancora più pesante: “Sul lavoro, apprezziamo lo spirito 996″, ha detto, riferendosi alla pratica, comune nelle società Internet cinesi, di lavorare dalle 9:00 alle 21:00, sei giorni alla settimana, “ma nella vita” ha aggiunto, “abbiamo bisogno di 669, sei giorni, sei volte”, giocando sulla parola in mandarino per “nove” che suona come la parola per “di lunga durata”. La folla di impiegati – soprattutto i maschi - ha gridato e applaudito. Non ancora contento, il patron di Alibaba ha condiviso la sua idea - che potremmo definire di “celodurismo aziendale” - con un’emoji ammiccante sul suo account ufficiale su Weibo, la piattaforma di social media cinese. Wang Shuai, il capo delle pubbliche relazioni dell’azienda, ha commentato allora scrivendo che le parole del signor Ma gli avevano ricordato quanto fosse bello essere giovani, aggiungendo commenti osceni sulla sua anatomia… Dichiarazioni che non soltanto sono ampiamente censurabili, ma rappresentano anche un sorprendente allontanamento dall’immagine di inclusione che Alibaba ha cercato di proiettare nel tempo, con lo stesso Jack Ma che, nel corso di una conferenza a Ginevra, ha dichiarato che uno dei segreti del successo dell’azienda era che il 49% dei dipendenti fossero donne.

Feng Yuan, una femminista molto nota in Cina, ha affermato che il tipo di comportamento descritto ad Alibaba ha creato le condizioni per cui il bullismo e le molestie sul lavoro sono ormai concetti tranquillamente tollerati e accettati. “Nelle aziende in cui dominano gli uomini, le strutture di potere gerarchiche e la mascolinità tossica si rafforzano nel tempo”, ha detto ancora Feng. “Diventano focolai di molestie sessuali e violenze”.

La piaga delle molestie sul lavoro, che a volte finiscono in vere e proprie violenze sessuali tra colleghi, è strettamente intrecciata all’altro grande problema sociale: l’abuso di alcool utilizzato per “aumentare la socialità” in Cina. Nell’accusa di stupro condivisa sul sito web interno di Alibaba, la signora Zhou ha raccontato di essere stata invitata dal suo capo a una cena di lavoro a base di alcol, dove questi, indicandola, ha detto a un altro manager: “Guarda quanto sono buono con te; Ti ho portato una bellezza”.

Gli incontri “alcolici “sono un fatto largamente diffuso e accettato nell’universo aziendale cinese, dove può risultare molto offensivo rifiutarsi di bere con un superiore. Tre anni fa, una studentessa cinese dell’Università del Minnesota ha affermato che Richard Liu, il miliardario fondatore di una delle più grandi aziende cinesi, JD.com, l’aveva violentata dopo un pranzo di lavoro imbevuto di alcol. Dopo che Liu ha negato le accuse e la polizia si è rifiutata di aprire un’inchiesta, l’internet cinese e l’industria tecnologica si sono schierate dalla parte dell’uomo d’affari e l’hanno ricoperta di insulti misogini. Una dipendente di Didi, una grande azienda cinese di trasporti, è stata licenziata l’anno scorso dalla filiale della provincia di Jiangsu per “scarso rendimento” dopo stata aggredita fisicamente e sessualmente, e subito dopo essere stata costretta a bere in abbondanza durante una cena di lavoro. In seguito, ha pubblicato sui social media le foto del suo viso gravemente contuso e la diagnosi di un medico, ma l’azienda si è rifiutata di tornare sulla sua decisione. Del resto, il fondatore di Didi, Cheng Wei, è un ex dirigente di Alibaba, e sembra che abbia imparato bene la lezione del gigante dell’e-commerce cinese. Di recente, Cheng ha dichiarato senza alcun imbarazzo di aver punito un dirigente maschio ordinandogli di “correre nudo” per il cortile dell’azienda. Un ex dirigente di Didi ha confermato che, nei primi anni in cui vi lavorava, anche ad altri impiegati è stato imposto di correre per il campus dell’azienda, anche se agli uomini era permesso indossare la biancheria intima e le donne potevano indossare vestiti di carta sopra gli indumenti intimi.

Nel corso degli anni, il gigante della ricerca Baidu, i produttore di smartphone Xiaomi e JD.com hanno organizzato sfilate di lingerie in stile Victoria’s Secret durante le loro celebrazioni annuali. A volte le modelle erano le stesse dipendenti donne.

Ben pochi, anzi praticamente nessuno, ha trovato inappropriate queste cose, anzi, alcuni programmatori in cerca di lavoro si sono affettati a scrivere alle aziende chiedendo se stessero assumendo: “Dopo aver visto i video degli eventi”, hanno aggiunto, “siamo ancor più motivati a venire a lavorare da voi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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