In Cina l'indice Pmi manifatturiero è crollato ai minimi storici

Ivana Pisciotta

Gli effetti del coronavirus cominciano a farsi sentire sull'economia cinese, la cui attività produttiva è precipitata a febbraio, superando così i livelli minimi già raggiunti durante la crisi finanziaria globale del 2008. L'indice Pmi manifatturiero, uno dei primi indicatori economici ufficiali pubblicati dopo l'epidemia di coronavirus, è sceso a 35,7 a febbraio, al valore più basso di tutti i tempi contro i 50 a gennaio, secondo quanto annunciato dal National Bureau of Statistics cinese. Una cifra inferiore a 50 indica una contrazione dell'attività rispetto al mese precedente: gli analisti si attendevano un calo a quota 46. Scende anche l'indice Pmi non manifatturiero, ai minimi di sempre: è ora a 29,6 contro i 54,1 di gennaio.

Il Financial Times rileva che il crollo dell'attività mostra la gravità del problema che il presidente Xi Jinping deve affrontare per far ripartire la seconda economia mondiale. Lo scorso fine settimana, Xi aveva comunicato ai funzionari locali che le aree a basso rischio dovrebbero "riprendere la piena produzione e la vita normale".

Si rischia il primo calo del Pil dalla Rivoluzione Culturale

"I dati odierni del Pmi suggeriscono invece che le cose vanno davvero male" osserva Larry Hu di Macquarie Capital, secondo quanto riporta il Ft. A suo giudizio, il Pil nel I trimestre potrebbe addirittura segnalare una contrazione, che sarebbe la prima volta dai tempi della Rivoluzione Culturale. Gli analisti si attendono una frenata della crescita, al 4%.

Tornando al Pmi manifatturiero, l'indice di febbraio è il più basso dal gennaio 2005, cioè dalle serie storiche. Per tornare ad un livello così basso, bisogna risalire al novembre 2008 quando fu pari a 38,8. Ora, osserva il Ft, i funzionari locali si trovano di fronte a due obiettivi: controllare l'epidemia, che ha ucciso 2.835 persone in Cina, e far tornare il Paese al lavoro dopo le lunghe vacanze del nuovo anno lunare. Ma ad esempio la NBS ha annunciato che le imprese di medie e grandi dimensioni hanno un "tasso di ripresa del lavoro" del 78,9 per cento mentre il gruppo bancario ANZ ha dichiarato di operare probabilmente ben al di sotto di questo tasso in termini di utilizzo della capacità produttiva.

Secondo ANZ l'economia cinese sta operando al 20% della capacità produttiva, con circa il 50% dei lavoratori che sono tornati al loro posto di lavoro a partire da questo fine settimana. Secondo quanto riferito da Zhao Qinghe, statistico senior della NBS, il nuovo sottoindice degli ordini di esportazione è sceso a 28,7, con un calo di 20 punti rispetto al mese precedente, a causa degli ordini cancellati e ritardati a causa del coronavirus.