Cina: “nuvole buie e tempeste” se Usa vogliono indipendenza Taiwan

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Roma, 11 lug. (askanews) - Il ministro degli Esteri cinesi Wang Yi, parlando oggi presso il segretariato dell'Associazione delle nazioni dell'Asia sudorientale (ASEAN) a Giacarta, ha minacciato "nuvole buie e anche tempeste feroci" se il principio dell'"Unica Cina" in relazione a Taiwan dovesse essere abbandonato dagli Stati uniti. Lo riferisce oggi il South China Morning Post.

Il principio dell'"Unica Cina", accettato anche dagli Stati uniti, prevede che esista un unico rappresentante della Cina. Ma, mentre Pechino considera questo principio come legato a un ritorno anche di Taiwan, la posizione americana è più sfumata e non giustifica un'annessione di Taiwan da parte di Pechino.

Wang ha accusato Taipei delle attuali tensioni nello stretto di Taiwan, sostenendo che sono le sue autorità ad aver "abbandonato il consenso del 1992, che riflette il principio dell'Unica Cina, e minato le relazioni sui due lati dello Stretto, muovendosi sempre più sulla strada di dipendere da paesi stranieri per cercare l'indipendenza".

Il cosiddetto "consenso del 1992" è l'esito di trattative non ufficiali tra Pechino e Taipei, che dovevano fare da base per ulteriori negoziati. Con esso entrambe le parti avrebbero accettato l'idea dell'"Unica Cina", senza però arrivare a definire quale sia l'Unica Cina. Quindi questo consenso è da sempre controverso.

Wang Yi, però, oggi è andato oltre, sostenendo che gli Stati uniti stanno "giocando la carte di Taiwan" per "ostacolare e contenere lo sviluppo della Cina".

Il ministro anche sottolineato che "recentemente gli Usa enfatizzano ripetutamente la necessità di rispettare la sovranità e integrità territoriale di ogni paese", facendo un riferimento implicito all'Ucraina, e ha aggiunto: "Date le passate esperienze con l'America, noi prendiamo seriamente questa dichiarazione". Ma - ha accusato Wang - "gli usa non possono praticare dopi standard rinnegando costantemente le proprie promesse e ondeggiando nelle loro posizioni". Insomma, Taiwan è parte integrante del territorio cinese e gli Usa non possono far finta di niente, nella teoria di Wang.

Il presidente Usa Joe Biden, in realtà, pur avendo ribadito di rimenere legato al principio dell'"Unica Cina" e di non sostenere un'idea d'indipendenza di Taiwan, ha rafforzato gli aiuti militari a Taipei ed è arrivato a dire - poi corretto dalla Casa bianca - che gli Usa potrebbero intervenire militarmente in caso d'invasione cinese dell'isola.

"Noi speriamo che tutti i paesi possano pienamente riconoscere il grave pericolo di un'indipendenza di Taiwan e lavorare con la Cina per rispettare il principio dell''Unica Cina'" ha detto il ministro degli Esteri cinese. "Più inequivoci saremo - ha continuato - sul rispetto del principio dell''Unica Cina', più probabile sarà il mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan e la pace e la prospetità nella regione".

Wang ha incontrato l'altro ieri il segretario di Stato Usa Antony Blinken a margine della riunione ministeriale del G20, a Bali, in un faccia-a-faccia durato circa cinque ore.

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