Cina, Sisci: "Con le ferrovie archivia Grande Muraglia e sogna Impero romano"

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Nella notte del 4 dicembre è arrivato a Vientiane, in Laos, il primo treno merci partito da Kunming, nella provincia sudoccidentale cinese dello Xinjiang. Il 3 dicembre treni passeggeri erano partiti in contemporanea dalle stazioni di Kunming e Vientiane. La ferrovia Cina-Laos nella Belt and Road Initiative, più di 400 km nel Laos, un progetto avviato alla fine del 2016. "I cinesi hanno di fatto collegato la loro rete ferroviaria a quella dell'Indocina - osserva il sinologo Francesco Sisci in un'intervista all'Adnkronos in cui parla del progetto di una rete ben più ampia - Scendono per la Thailandia e poi per la penisola di Malacca attraverso la Malaysia, fino a Singapore".

In teoria, "hanno creato una rete stradale", che "proclamano" a suon di mappe, ed è "un passaggio epocale di concezione" perché - a prescindere dalle considerazioni di penetrazione economica - "la Cina per millenni ha pensato all'impero a partire dai confini", la Grande Muraglia, "lo Stato che si definisce attraverso la cinta muraria". E' "la trasformazione dall'impero insulare all'Impero romano che però ha delle incertezze" e "non è chiaro come sarà la partita cinese".

Un passaggio, una "mossa assertiva" con "intenzioni dirompenti" e "mancanze sostanziali", afferma, perché un "programma così importante esclude l'India" con quella che sembra "un'esclusione intenzionale" di un'eterna rivale, ma anche "Giappone e America" e almeno per ora pure l'Africa. Ed è una sfida per il resto del mondo. "Sia americani che europei sembra la stiano raccogliendo", ribatte Sisci con un riferimento all'iniziativa Build Back Better World e al progetto Global Gateway. Ma, sostiene, "sono in ritardo rispetto al programma cinese", sembrano "meno strutturati e meno veloci" di fronte al gigante asiatico che "ha messo in moto" progetti diversi e competitivi, alternativi".

E, prosegue Sisci nella sua analisi, se "nella memoria e nell'immaginario collettivo la Cina è la Grande Muraglia, l'Impero romano sono le strade, il sistema di comunicazione che passava attraverso il Mediterraneo, il sistema stradale che ancora è la base del sistema stradale attuale, sono gli acquedotti, le infrastrutture del territorio che servivano per sostenere le città". E, afferma ancora il sinologo, "la Cina con questo nuovo sistema di trasporti sta adottando un modello da Impero romano, non difensivo, ma proiettato verso l'esterno". Un passaggio che "significa cambiare tutta l'organizzazione dell' 'impero'" e che pone interrogativi.

Ovvero se la Cina sia in grado di "gestire il software culturale, politico, sociale, di sicurezza che porta con sé una simile infrastruttura" e che "mette insieme pezzi di cose che non sono mai state insieme". In sintesi, "un sistema imperiale cinese tradizionale con una proiezione di infrastrutture che appartiene a un modo diverso di vedere il comando", rimarca, un "sistema molto strano e quindi pericoloso per se stessi e gli altri". In altre parole, "se la Cina davvero pensa di mandare avanti questo progetto deve cambiare la sua visione del mondo e attrezzarsi internamente per questo" perché "altrimenti - conclude Sisci - innestare una visione di comando 'romano' su un modo di pensare e governare 'imperiale cinese'" potrebbe "produrre creature altamente instabili, incerte nel modo di procedere", quindi con il "rischio di fare grandi danni a se stessi e a gli altri". Senza contare i 'costi' della ferrovia Cina-Laos per i laotiani e il rischio che complichi gli sforzi del Paese per ripagare il debito estero.

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