Cina a Usa: non provochino in Mar cinese meridionale o vadano via

Image from askanews web site
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Roma, 25 lug. (askanews) - Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato oggi che il Mar cinese meridionale non deve diventare un "ring" per gli scontri tra le grandi potenze e ha chiesto ai paesi dell'Asia sudorientale di unirsi contro la penetrazione di potenze esterne (leggi: Stati uniti).

In una video-conferenza per commemorare il 20mo anniversario della firma della Dichiarazione sulla condotta delle parti in relazione al Mar cinese meridionale (DOC), una specie di "guida" destinata ai paesi Asean e ai partner, Wang ha affermato che la regione non può essere un "terreno di caccia" per nazioni esterne.

Wang ha affermato che "alcune potenze esterne" stanno "deliberatamente espandendo i conflitti e provocando tensioni, mettendo in pericolo i diritti legimmi e gli interessi dei paesi costieri e l'ordine normale del mare". Su questo - ha proseguito - "la Cina e i paesi Asean dovrebbero mettere in chiaro le loro posizioni: se si viene qui per la pace e la cooperazione, si è i benvenuti; se si viene qui per danneggiare e distruggere, allora dovete andar via!"

Un'unità d'intenti che, in realtà, non appartiene ai paesi che insistono nella regione. Pechino, infatti, rivendica la sovranità sulla gran parte del Mar cinese meridionale, in diretta disputa con diversi altri paesi della regione come il Brunei, le Filippine, il Vietnam e, ovviamente, con Taiwan.

L'attacco verbale, tuttavia, è destinato - pur senza una diretta citazione - agli Stati uniti, i quali conducono sistemacamente in quel pezzo dell'Oceano pacifico operazione chiamate FONOP (Freedom of Navigation Operations), che sono presentate come necessarie e garantire i diritti comuni di navigazione, ma che hanno alla loro base il fatto che Washington considera centrale quel mare per la sua strategia Indo-Pacifica, almeno quanto la Cina lo considera fondamentale per la sua sicurezza.

Ne conseguono, da entrambe le parti, provocazioni e dimostrazioni di forza attraverso esercitazioni navali che portano spesso vascelli cinesi a contatto con quelli americani, o anche giapponesi, australiani o di alleati Nato. Pechino dal canto suo, da anni, persegue una strategia di rafforzamento nel mare con la costruzione di avamposti su isole artificiali.

Il DOC, firmato in Cambogia nel 2002, prevede la gestione pacifica delle dispute nel Mar cinese attraverso il dialogo e la consultazione. Ma il documento è rimasto sostanzialmente lettera morta, perché nessuna delle dispute territoriali tra la Cina e i paesi del Sudest asiatico è stata risolta.

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