Cina: yuan digitale presto o troppo dipendenti da giganti web

Red
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Roma, 26 mar. (askanews) - La Cina vuole, e presto, una valuta digitale sovrana anche per evitare che la stabilità finanziaria del paese sia troppo soggetta a quello che accade alle piattaforme di pagamento dei giganti tech, a partire da Alipay di Alibaba a WeChat Pay di Tencent. L'ha affermato, secondo quanto riferisce oggi il South China Morning Post (giornale di proprietà di Alibaba), Mu Changchun, direttore generale della valuta digitale presso la Banca del popolo cinese (PBOC), cioè l'istituto d'emissione della Repubblica popolare.

Le dichiarazioni dell'alto funzionario vengono in un momento in cui le fintech sono sotto la pressione regolatoria delle autorità cinesi, che hanno tra l'altro fermato lo scorso anno il collocamento in borsa di Ant Group (che controlla Alipay), un'operazione da 37 miliardi di dollari.

La Cina sta procedendo con la sperimentazione del suo yuan digitale, con esperienze pilota in diverse città del paese, in un processo che potrebbe portare Pechino a essere in pochi anni una società cashless.

"Tutti sappiamo che ci sono due grandi player nel mercato retail dei pagamenti via apparati mobili, Alipay e Tencent Pay", ha detto Mu ieri a un evento organizzato dalla Banca per i regolamenti internazionali. "Hannno preso il 98 per cento del mercato dei pagamenti mobili. Se qualcosa accadesse loro, finanziarimante o tecnicamente, questo porterebbe sicuramente a un impatto negativo sulla stabilità finanziaria della Cina", ha continuato. "Per avere un backup del sistema dei pagamenti retail, la banca centrale deve muoversi e fornire un servizio di valuta digitale", ha chiarito il banchiere.

Le autorità regolatorie cinesi hanno multato questo mese Tencent e diversi altri giganti digitali, oltre ad aver bloccato il collocamento di Ant Group lo scorso anno. A gennaio la banca centrale ha anche emesso una bozza di regolamento per ridimensionare l'influenza dei provider di servizi non bancari nei pagamenti online.

La Cina punta a diventare la prima grande economia del mondo a introdurre una valuta digitale emessa dalla banca centrale, che - secondo Pechino - rafforzerebbe la posizione dello yuan nei mercati dei cambi mondiali e ridurrebbe il rischio connesso all'ascesa delle criptovalute.

Uno dei problemi che andrà affrontato, secondo Mu, è quello di mettere d'accordo le diverse banche centrali su una serie di regole sul monitoraggio, la condivisione delle informazioni e la compatibilità sulle diverse valute digitali che verranno emesse. "La valuta digitale emessa da una banca centrale non dovrebbe impedire ad altre banche centrali la capacità di soddisfare il proprio mandato a mantenere la stabilità monetaria e finanziaria", ha segnalato Mu.

A febbraio la Cina si è unita a Hong Kong, Thailandia ed Emirati arabi uniti con la Banca internazionale dei regolamenti per esplorare il terreno dei pagamenti transfrontalieri con valuta digitale. Altre banche centrali, a partire dalla Fed, restano tuttavia ancora caute sulla possibilità di lanciare loro valute digitali. "Proprio perché noi siamo la principale riserva mondiale di valuta - ha detto il presidente della Fed Jay Powell - non abbiamo bisogno di affrettarci su questo progetto, non dobbiamo essere i primi a fare questi scambi. Un dollaro digitale avrebbe potenzialmente un grande impatto nel mondo".

Anche in casa Bce non c'è alcuna fretta. L'euro digitale "richiederà tempo" e la decisione se procedere verso la sua predisposizione non è stata ancora presa, hanno spiegato ieri Fabio Panetta, l'esponente italiano del Comitato esecutivo della Bce, che ha la delega sul tema, e Ulrich Bindse, direttore generale su Infrastrutture di mercato e pagamenti, in un articolo del blog dell'istituzione in cui cercano di rassicurare quelli che definiscono "dubbi" su questo progetto.