A CinemAmbiente in mostra il “quinto elemento”, l’energia delle persone (di G. Nespoli)

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(Photo: cinemambiente)
(Photo: cinemambiente)

(di Giulio Nespoli)

Dopo la pausa imposta dalla pandemia, riprende la corsa del cinema ambientale. Riparte a Torino CinemAmbiente: sei giorni di film, incontri, manifestazioni artistiche. Il festival si rilancia con il claim “Time for Change”. “Tempo di cambiare” vuol dire che non c’è più tempo da perdere. “Gli effetti dei cambiamenti climatici ormai sono sotto gli occhi di tutti, come abbiamo modo di vedere ogni giorno, e non risparmiano nessun continente: la transizione deve avvenire ora, se vogliamo evitare di superare il punto di non ritorno”, ricorda Gaetano Capizzi, direttore del Festival.

La recente fortuna del cinema ambientale investe anche la produzione nazionale, che oggi si mostra in grande fermento. Tanto che a CinemAmbiente è stata istituita una sezione riservata ai film italiani. Nel complesso i film sono 89, fra documentari e cortometraggi provenienti da 30 Paesi e selezionati tra 3.086 titoli iscritti. Si potranno vedere sia sugli schermi del Cinema Massimo (proprio sotto la Mole) che in streaming gratuito per dieci giorni in tutta Italia.

Due film hanno gli animali come coprotagonisti. Lo statunitense “The Conservation Game”, diretto dal pluripremiato Michael Webber, nasce sull’onda del dibattito, sempre più infuocato negli Usa, sulla moda dilagante dei grandi felini tenuti in cattività come animali da compagnia. Attraverso l’indagine di un poliziotto infiltrato, Tim Harrison, il traffico di animali esotici, diventato un business multimilionario, rivela il suo lato più oscuro e le sue insospettabili connessioni con lo showbiz e con i conduttori-star dei più famosi e popolari programmi tv naturalistici.

“Fish Eye” dell’iraniano Amin Behroozzadeh, è una riflessione sui meccanismi che dominano il mondo della pesca industriale. Il film segue il viaggio in mare di un peschereccio che ha l’obiettivo di catturare 2.000 tonnellate di tonno. Isolati per mesi in mezzo all’oceano, gli uomini a bordo condividono condizioni di vita molto dure, lavorando fino a quindici ore al giorno e aspettando spasmodicamente l’incontro con il banco di pesci che garantisca il ritorno a casa con il cospicuo bottino, come fosse una guerra.

Alla conclusione del festival verrà consegnato il Premio Terna al miglior cortometraggio. Il riconoscimento, istituito per la prima volta quest’anno dall’azienda guidata da Stefano Donnarumma, sarà assegnato da una giuria di esperti nominati dal festival e consegnato al regista del film il 6 ottobre.

Terna – che da quest’anno è partner del festival – ha organizzato anche la mostra fotografica “Il Quinto Elemento” negli spazi della Mole Antonelliana. E’ un reportage fotografico curato da TerraProject sull’essenza dei quattro elementi naturali (acqua, aria, terra e fuoco) connessi con il quinto elemento, quello umano. Le persone di Terna, circa 5 mila professionisti che ogni giorno lavorano per garantire la sicurezza elettrica dell’intero Paese, sono protagoniste dei ritratti e rappresentate come quinto elemento che sa governare e trasmettere l’energia a beneficio di cittadini e imprese.

“Il quinto elemento è quello che fa la differenza”, si legge nella presentazione dell’iniziativa. “È l’elemento umano, le persone: la materia intelligente, che con le sue azioni condiziona il destino della materia inerte formata dai quattro elementi. L’energia non si muove da sola. L’energia non alimenta solo il presente. C’è chi, da anni, ne guida la gestione per dar vita a un futuro veramente sostenibile. L’energia è un diritto di tutti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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