"I cinesi non sono untori, no ai voti sulla loro pelle", dice il governatore Zaia

alberto ferrigolo

“Abbiamo chiesto di valutare la possibilità di un isolamento volontario di 2 settimane per i ragazzi in età scolare, di qualunque nazionalità, italiani compresi, che tornassero dalle zone infette, nemmeno da tutta la Cina, prima di entrare in classe”. In un'intervista a La Stampa il governatore de Veneto Luca Zaia dice chiaro e tondo che non ci sta che sia passata “'idea di quattro rozzi localisti che volevano fare un po'di voti sulla pelle dei cinesi” e che invece la proposta sua e di altri tre colleghi presidenti di Regione nel Nord, formalizzata con una lettera al governo, “era una proposta di semplice buon senso”.

Basta leggere, “ma sul serio, la lettera dice Zaia, che personalmente non intende far cadere la questione degli studenti a rischio di coronavirus, però al tempo stesso è anche molto dispiaciuto che sia passato un messaggio che ritiene “sbagliato”. Tuttavia, nel frattempo, il presidente del Veneto confida ancora “che lo staff scientifico del ministro Speranza riprenda in esame quella circolare scolastica in nome del principio di precauzione”. Poi aggiunge: “Ma non facciamone una battaglia politica”. Zaia è solo preoccupato, a suo dire, se “si verificasse un solo caso di contagio in una scuola, cadremmo in un precipizio” e dice che lui stesso ha spiegato di persona al ministro che “abbiamo la responsabilità di evitare l'irreparabile. E aggiungo che non abbiamo mai parlato di bambini cinesi”.

Poi Zaia spiega che l'idea della lettera al “è nata così, su due piedi” ma che “non volevo mancare di rispetto agli altri presidenti, ci mancherebbe” e che se l'hanno firmata solo in quattro è dovuto al fatto che “se dovevo sentire tutti, sarebbe passata una settimana. Invece qui bisogna correre” taglia corto il governatore.