I cinesi sono 1,4 miliardi ma il tasso di natalità è ai minimi

Eugenio Buzzetti

La popolazione cinese supera ufficialmente gli 1,4 miliardi di persone, ma il numero di nuovi nati nel 2019 tocca i minimi da quasi sessanta anni, quando la Cina venne colpita dalle carestie provocate dal Grande Balzo in Avanti. Il tasso di natalità nel 2019 si è fermato al 10,48 per mille, con un calo di 580 mila nascite rispetto all'anno precedente, a quota 14,65 milioni di nuovi nati. Il dato è il più basso dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, con la sola eccezione del 1961, quando nacquero solo 11,8 milioni di bambini nel Paese.

A contribuire al superamento della soglia di 1,4 miliardi di abitanti è stato il basso tasso di mortalità lo scorso anno (poco sotto i dieci milioni, al 7,48 per mille) ma il dato delle nascite di oggi mostra un calo per il terzo anno consecutivo dopo l'eliminazione della politica del figlio unico.

Non è bastato dunque il tentativo, del 2015, di invertire la tendenza con la politica del secondo figlio: il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese decise di porre fine alla controversa politica del figlio unico, voluta nel 1979 dall'allora leader cinese, Deng Xiaoping, per il contenimento della popolazione e responsabile di aborti forzati e sanzioni di vario tipo per i trasgressori.

Alla politica del figlio unico viene attribuita la morte di 400 milioni di bambini, in gran parte femmine, soprattutto nelle aree rurali del Paese. Negli anni, la linea passò attraverso una serie di allentamenti, e la sua definitiva cancellazione avrebbe dovuto portare a un aumento delle nascite per contrastare l'invecchiamento della popolazione.

Ma le speranze del Pcc non si sono concretizzate. Nonostante un modesto aumento dei nuovi nati nel 2016, il baby boom non si è finora verificato, e oggi il tasso di natalità della Cina è inferiore a quello degli Usa, che nel 2017, secondo gli ultimi dati disponibili, era al 12 per mille.

Gli effetti della politica del figlio unico appaiono ancora oggi visibili, in Cina, dove ci sono trenta milioni di uomini in più rispetto alle donne (715,27 milioni contro 684,78 milioni). E dopo 35 anni di politica del figlio unico, adesso sembra difficile invertire la tendenza, su cui pesano evidentemente il crescente costo della vita nelle grandi città e l'assenza di politiche forti a sostegno della famiglia, per incentivare le coppie ad avere un secondo figlio.

Il rischio di una "bomba demografica" è forte: oggi ci sono 896,4 milioni di persone in età lavorativa tra i 16 e i 59 anni, una cifra pari al 64% della popolazione, mentre i cinesi dai sessanta anni in su costituiscono il 18,1% del totale, a quota 253,88 milioni. Nonostante la Cina del presidente Xi Jinping punti al rinnovamento nazionale, le previsioni parlano di una crescita della fascia anziana che potrebbe arrivare a comporre un terzo della popolazione entro il 2050, con possibili squilibri sul piano della previdenza sociale. Come dicono gli analisti, c'è il rischio che la Cina "diventi vecchia prima che ricca".