I cinque punti (più uno) di Zingaretti per la trattativa col M5s

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Roma, 21 ago. (askanews) - Il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, ha dettato nella sua relazione alla Direzione nazionale del partito le sue condizioni in cinque punti (che diventano sei nell'ordine del giorno approvato per acclamazione dall'organismo dem) per una ipotetica trattativa per un nuovo governo con il Movimento 5 stelle.

Ecco l'elenco dei "pilastri indiscutibili di un possibile perimetro di ricerca" snocciolato dal leader democratico:

Il primo: "L'impegno e l'appartenenza leale all'Ue per una Europa profondamente rinnovata. Non l'Europa di Visegrad ma un Europa del lavoro, dei diritti e dei doveri, delle libertà, della solidarietà e della sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione".

Il secondo: "Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento".

Il terzo: "L'investimento su una diversa stagione dello sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale".

Il quarto: "Una svolta profonda nell'organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata sui principi di solidarietà, legalità e sicurezza. Nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e l'impegno prioritario per affermare un pieno e diverso protagonismo dell'Europa in questi temi".

Infine il quinto: "Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave ridistributiva e di attenzione al lavoro all'equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. Che riapra una stagione di investimenti pubblici e privati".

Nell'ordine del giorno se ne aggiunge un sesto, "evitare l'inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell'Iva".

Ma il punto forse di maggiore significato è contenuto ancora nella relazione di Zingaretti, laddove evoca, dopo aver chiaramente indicato la richiesta di "una visione comune" al posto del "contratto di governo" che ha animato la stagione del patto M5S-Lega, la necessità di "una discontinuità" e precisa: "Nelle politiche e negli assetti". Un accenno che non contiene nomi ma che difficilmente potrebbe essere interpretato diversamente dalla richiesta di mettere fuori gioco i volti principali della parte 5 stelle del governo uscente, a partire da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.