Cispe, aziende legacy software usano licenze sleali per distorcere mercati cloud

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Roma, 26 ott. (askanews) - "Il cloud è una componente vitale per il successo dell'Europa in quanto contribuisce alla costruzione di un'economia sostenibile e vivace. Più che un altro settore critico, l'infrastruttura cloud è alla base della crescita, dell'innovazione dello sviluppo e della creazione di ricchezza in tutti i settori. Pertanto, il Digital Markets Act (DMA) è una legge importante e di valore storico. Le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi imposteranno i principi e i processi che definiranno l'accesso, l'uso e il contributo equo all'economia digitale per i decenni a venire. L'impatto della DMA si farà sentire in tutta Europa e a livello globale nel momento in cui verrà stabilito un nuovo punto di riferimento per la concorrenza leale nell'era digitale".

Lo scrive Alban Schmutz, Presidente del CISPE, il primo codice paneuropeo nato per uniformare la regolamentazione in ambito cloud, in conformità con il GDPR, con l'obiettivo principale di permettere ai cittadini e alle imprese europee di proteggere i propri dati personali all'interno dello Spazio economico europeo.

"In questo contesto è quindi essenziale che tutte le pratiche sleali dei "gatekeeper" siano adeguatamente trattate - prosegue Schmutz -. Da diversi anni i membri del CISPE e i suoi partner, tra le aziende che acquistano, consumano e innovano con le tecnologie digitali, sono preoccupati per il comportamento di alcuni fornitori di legacy software. Gli utenti di software aziendali rappresentati da Cigref in Francia e AICA in Italia hanno collaborato con il CISPE, mentre osservano come le aziende di legacy software cercano di sfruttare il loro dominio storico nel campo del software per avere il controllo nell'ecosistema cloud emergente. Per decenni un numero limitato di grandi aziende che hanno fatto la parte del leone in termini di produttività, comunicazioni e suite di database software hanno esercitato un enorme potere nella negoziazione dei termini di tali licenze causando la proliferazione di molte pratiche sleali o meglio, abusive. Le aziende cercano di passare al modello cloud "as-a-service" o "pay as you go", per cui necessitano dell'accesso a un'infrastruttura cloud adeguata su cui eseguire il software. Questi servizi sono, in effetti, data center dematerializzati, che forniscono risorse di rete, archiviazione e calcolo a organizzazioni di ogni tipo e dimensione. La produttività basata sul cloud, il sistema operativo, il software aziendale e di database non possono funzionare senza questo strato fondamentale dell'infrastruttura cloud sottostante. Le stesse aziende che hanno dominato il mondo del legacy software stanno ora sfruttando la loro capacità di dettare i termini di licenza per conquistare questi mercati vitali delle infrastrutture cloud.

Le licenze software svolgono "un ruolo chiave nel controllo dell'accesso all'infrastruttura cloud, quindi è imperativo che le cattive pratiche e i comportamenti sleali e anticoncorrenziali di coloro che hanno il potere di dettare i termini di licenza vengano considerati parte del DMA. È necessario assicurarsi che questi attori di legacy software soddisfino la definizione di "gatekeeper" secondo i termini del DMA, quindi questi comportamenti negativi devono essere vietati nei requisiti di partenza".

"Per sondare ulteriormente le esperienze dei nostri membri e dei loro clienti, che hanno subito una riduzione delle opzioni e un aumento dei costi da parte di alcuni fornitori di legacy software desiderosi di stabilire il loro dominio sui mercati delle infrastrutture cloud", il CISPE, in collaborazione con il Cigref, ha commissionato una ricerca sugli aspetti potenzialmente anticoncorrenziali della licenza software. Ed ha chiesto al professor Frédéric Jenny, presidente del comitato per la concorrenza dell'OCSE e professore alla ESSEC Paris Business School di condurre alcune ricerche di base sull'argomento utilizzando le sue conoscenza e competenze in materia. In qualità di ex-vicepresidente dell'autorità francese per la concorrenza, presidente del gruppo di lavoro del World Trade Organization on trade and competition e direttore non esecutivo dell'Office of Fair Trade del Regno Unito, ha le carte in regola per fornire approfondimenti su questa questione chiave.

Il suo rapporto, pubblicato oggi e condiviso con gli eurodeputati, il Consiglio e la Commissione europea, "mette in risalto - così scrive il Cispe - pratiche di licenza di lunga durata, perniciose e sleali che hanno un effetto negativo sull'impegno delle imprese europee di passare al cloud. Non solo costano milioni di euro alle organizzazioni di tutte le dimensioni e di tutti i settori, ma frenano l'innovazione e limitano la crescita. È chiaro che alcuni attori intendono prorogare questi danni, cercando di assicurarsi il dominio nell'ambiente emergente dell'infrastruttura cloud. Il denaro che potrebbe essere speso per lo sviluppo di servizi europei per i consumatori europei viene sviato con mezzi sleali, nelle tasche di alcune delle più ricche e grandi aziende di software".

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