"I cittadini vanno coinvolti di più nel Pnrr". Documento per il G20

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Collaborare con la società civile monitorando le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e garantire trasparenza e comunicazione ai cittadini sulle fasi di realizzazione. Sono solo alcune delle dieci proposte raccolte in un documento e in un video presentato al G20.

Di seguito il testo del documento.

Le organizzazioni della società civile firmatarie di questo documento, non considerano sufficienti i livelli di trasparenza e il coinvolgimento pubblico nel PNRR. Rischiamo che i progetti destinati/mirati alla transizione ecologica non siano in grado di riflettere una visione trasformativa capace di azzerare le emissioni, che siano disaggregati, incoerenti, e non riescano ad affrontare le maggiori priorità/opportunità sul clima e le disuguaglianze.

Esiste anche la possibilità concreta che dopo aver speso queste risorse, le condizioni delle categorie più marginalizzate rimangano tali. Potremmo spendere tutti questi soldi senza riuscire, ad esempio, ad abolire le cause che producono dinamiche di schiavitù moderna, la povertà estrema che si nasconde nel sistema della produzione agricola, o l’esclusione sistematica delle donne e dei giovani da posizioni di lavoro dignitoso.

Questo è il risultato di una società che considera il “consumo” come un indicatore di crescita, e alimenta quindi un sistema che si fonda sullo sfruttamento eccessivo, sia delle risorse che delle persone. Inoltre, le Regioni che oggi sono meno in grado di fare una pianificazione competente sono spesso, in genere quelle che hanno più bisogno di trasformazione e supporto, ed è più probabile che vengano lasciate indietro, a meno che parte dei finanziamenti non siano direzionati a supportare le loro mancanze strutturali. Lo abbiamo osservato con la bocciatura di tutti i progetti idrici della Sicilia.
Senza un aiuto tecnico centralizzato e un lasso di tempo più lungo per poter proporre e realizzare progetti, con la partecipazione attiva delle comunità locali, le Regioni mal governate saranno ancora una volta lasciate indietro, accentuando piuttosto che colmare le lacune e le divisioni territoriali. Il PNRR rischia di replicare alcuni degli aspetti peggiori dello sviluppo superficiale e inadeguato, dall’alto verso il basso e disordinato, contro cui economisti e scienziati sociali si sono scagliati per anni.

La società civile ha cercato in molti modi di intercedere e garantire che la pianificazione fosse più inclusiva, più trasparente e garantisse un risultato migliore per le persone e per il clima. Uno di questi tentativi è nel Progetto di Lustro, firmato da un grande e variegato gruppo di organizzazioni. Il mondo civico è invece, purtroppo, stato spesso escluso e ignorato.
Temiamo che perderemo questa opportunità storica e che finiremo con un debito
enorme e con un’amplificazione delle disuguaglianze sociali e territoriali.

Il nostro governo ha più volte dimostrato di essere più interessato ad ascoltare i
lobbisti, come ad esempio Eni, sulla politica energetica, che i cittadini e in particolare i giovani, preoccupati di non far sprofondare l’Italia nella crisi climatica. È stato solo l’intervento dell’Unione Europea che ha vanificato alcuni di questi tentativi di sovvertire l’intento di trasformazione ecologica del PNRR.

Per questi motivi, chiediamo al Governo e al Parlamento urgenti interventi rispetto al processo e ai metodi per aiutarci a sfruttare meglio questa opportunità.

1. Collaborare con la società civile per avere assemblee in ogni regione per aiutare a monitorare le priorità del piano laddove si rivelino inadeguate, assicurare il coinvolgimento pubblico e un impegno per garantire che “gli ultimi”
siano pienamente inclusi nel piano, indipendentemente dallo status di cittadinanza.

2. Garantire la trasparenza e la comunicazione pubblica intorno alle fasi del
piano, e la piena accessibilità dei dati riguardanti progetti e riforme per garantire la capacità dei cittadini di monitorare l’utilizzo dei fondi e i processi decisionali.

3. Creare un meccanismo specifico per il dialogo sociale e il monitoraggio della
società civile sul PNRR per garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali e sociali, e di trasparenza del piano. Garantire che la rappresentanza di
giovani, donne, persone di etnie diverse, persone con disabilità e altri gruppi
storicamente emarginati ed economicamente privi di potere, sia in grado di
contribuire in modo significativo alla definizione delle priorità e alla destinazione dei fondi.

4. Collaborare con la società civile per potenziare e dotare tutti i territori italiani
degli strumenti di cui hanno bisogno per intensificare le misure locali di preparazione e resilienza ai cambiamenti climatici, a partire da un’ educazione
intensiva e dalla prioritizzazione della pianificazione inclusiva a livello locale,
che attinge alle migliori pratiche e alla condivisione continua delle innovazioni.

5. Elevare la qualità dell’informazione pubblica, approfondendo l’analisi tematica e scientifica secondo un approccio sistemico.

6. Vincolare la spesa del Recovery Fund in Italia e in Europa solo ad un’effettiva
capacità di trasparenza, di spesa, e solo se c’è rendicontabilità civica.

7. Assicurare pienamente il ruolo dell’Italia nell’accelerare gli strumenti di contrasto alla crisi climatica e alle disuguaglianze a livello nazionale e internazionale e consentire alla società civile di aiutare a definire politiche per ridurre al minimo la nostra impronta di carbonio e le violazioni dei diritti umani nelle nostre catene di approvvigionamento, nella politica commerciale ed economica, e nelle relazioni internazionali. A tal fine il PNRR e la strategia di sviluppo sostenibile dovrebbero aprirsi alla prossima discussione della direttiva
europea sulla dovuta diligenza delle imprese ai diritti umani.

8. Interrompere qualunque finanziamento, esplorazione, investimento, autorizzazione, ricerca nella direzione delle fonti fossili, gas incluso e del nucleare.

9. Incoraggiare la lotta ad ogni forma di infiltrazione mafiosa e corruttiva con
particolare attenzione ai processi di produzione alimentare e di transizione
ecologica.

10. Aprire un dibattito sugli effetti internazionali del PNRR, in particolare verso i
paesi impoveriti, integrandolo nel piano di coerenza delle politiche che sarà
prossimamente legato alla revisione della strategia per lo sviluppo sostenibile. In tal senso accanto al PNRR va definita una nuova politica estera e di
cooperazione internazionale che renda coerente la trasformazione ecologica
e sociale italiana con quella dei Paesi con cui coopera e commercia, per evitare operazioni di delocalizzazione che non rispettano i diritti umani e della natura, e impatti negativi sull’ambiente e sui gruppi vulnerabili dei Paesi terzi.

Esortiamo anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi e gli altri leader italiani e globali a mantenere le loro promesse fatte alla COP di dare 100 miliardi di dollari all’anno ai Paesi in via di sviluppo per adattarsi alla crisi climatica, che questi Paesi hanno fatto poco per creare. I Pandora Papers sono solo l’ultimo promemoria che il denaro esiste, e spetta ai leader mondiali regolamentare e recuperare i fondi da redistribuire per fermare la crisi climatica e finanziare pienamente una transizione ecologica inclusiva e dignitosa. In tal senso va accresciuto l’impegno del governo per la cooperazione allo sviluppo impegnando lo 0,7% del reddito nazionale lordo, così come previsto nell’obiettivo 17 dell’Agenda 2030.

Altrimenti le parole degli accordi internazionali, così attentamente negoziati, non
valgono la carta su cui sono scritte. 

Firmatari:
Invisibili in movimento;
Slow food Youth Network;
FOCSIV
Rinascimento Green;
Green Italia; Libenter - Università Cattolica del Sacro Cuore,
Fondazione Etica e Libera;
6000 sardine;
Union of Justice;
Legambiente;
Arci; Action Aid,
Forum Disuguaglianze e Diversità

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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