Civiltà Cattolica: "C'è bisogno di partiti contro populismo e tecnocrazia"

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C’è più che mai bisogno di partiti, oggi, come argine alla "tecnocrazia" e al "populismo". E' l'appello che lancia la rivista dei Gesuiti Civiltà Cattolica in un editoriale che l’Adnkronos anticipa e che uscirà nell’ultimo numero della rivista sabato prossimo.

“Il tempo che si avvicina sta preparando una nuova sfida per la democrazia. Le forze politiche, che raccoglievano l’eredità dei partiti di massa del secolo scorso, - si sono trasformate e a lungo andare hanno pagato lo scotto delle loro scelte strategiche con una riduzione, a volte drastica, della base elettorale. Ora, la pandemia e la crisi che ne è derivata sembrano aver rafforzato l’emergente richiesta di partecipazione e di protagonismo da parte dei cittadini. Per adesso, però, le forze politiche - sottolineano i Gesuiti nella rivista diretta da padre Antonio Spadaro - hanno cercato scorciatoie per raccogliere consenso, inseguendo momentanee onde emotive”.

“I partiti - denuncia Civiltà Cattolica - hanno preferito affrontare le campagne elettorali affidandosi spesso al marketing, che consigliava di scegliere i temi da proporre non dal ventaglio dei princìpi fondativi, ma in base alla loro capacità di attrarre l’attenzione sull’immediato. Così alcuni slogan sono divenuti specchietti per le allodole. Tuttavia i partiti rimangono essenziali per la ricostruzione di un sano rapporto tra cittadini e democrazia, per evitare i rischi della tecnocrazia o del populismo“.

La rivista dei Gesuiti passa in rassegna i rischi se i partiti non riprendono in mano la loro identità: “L’emergenza Covid-19 ha contribuito a rilanciare la tentazione di affidare ai tecnici un ruolo decisionale. I comitati scientifici, le commissioni di saggi, le tavole di esperti sono utili luoghi di consulenza per prendere decisioni, ma finiscono per indebolire il ruolo decisionale di governi e parlamenti, se condizionano le loro funzioni deliberative. La tecnocrazia riduce il peso delle opinioni dei cittadini perché ritenute parziali, inadeguate, semplicistiche, non razionali, né scientifiche. La politica come spazio della mediazione subisce così un forte contraccolpo”.

Senza dimenticare i rischi che derivano dai populismo: “Non si può sottovalutare il fatto che le tendenze di una spinta partecipativa, l’aumento delle disuguaglianze socioeconomiche e i sentimenti di inquietudine e angoscia dei ceti popolari hanno alimentato movimenti populisti in vari Paesi europei. Un tratto che ha accomunato parte di queste forze politiche è stato l’appello al popolo e la ricerca di una contrapposizione alla democrazia rappresentativa a favore di una ’democrazia immediata’ che costruisca la ‘popolocrazia’ nella quale si annullano le mediazioni e i mediatori e si critica la comunicazione tradizionale perché evidenzia la distanza tra pubblico e attore, mentre al contempo si favoriscono le piattaforme social, ritenute garanti di parità. Ma, nascosta dalla ricerca del rapporto diretto tra «popolo e guida», si cela un’identità chiusa che contrappone i «noi saggi» a «gli altri ingenui», «i cittadini omogenei e uniformi» a ’le élite corrotte e incapaci’”.

Civiltà Cattolica mette in guardia con le parole di padre Spadaro nel libro conversazione con padre Sorge ‘Perché il populismo fa male al popolo’: “Dietro le semplificazioni si cela il rischio di strumentalizzare le persone e di ridurre la ricca poliedricità delle voci di un popolo. Il richiamo del populismo a una democrazia diretta rischia di ‘favorire i cittadini “produttivi” e penalizzare i deboli e i non connessi alla rete; ridurre la libertà di scelta a un “sì” e un “no”; contrapporre la volontà popolare a quella parlamentare’”.

“La democrazia parlamentare, invece, - sottolinea Civiltà Cattolica - offre la possibilità di dialogare e di mettersi in gioco. In una democrazia l’emergenza e la progettazione del futuro chiedono ai partiti di costruire una partecipazione condivisa, con il coinvolgimento delle forze sociali e dei cittadini. Per rappresentare il popolo c’è bisogno di una legittimazione che si costruisce coltivando le relazioni. Ciò non significa rinunciare a dare spazio alla pluralità dei soggetti in campo, ma essere capaci di ascoltare e delimitare i propri confini per lasciar confluire quegli stessi soggetti dentro un progetto. Inoltre, è necessario comprendere il ruolo di mediazione che i diversi partiti hanno bisogno di svolgere. Elettori e loro rappresentanti dovrebbero comprendere che la realtà è più ampia dei progetti fissati in un programma che sarà chiamato a confrontarsi con una storia che evolve. Questo però sarà possibile se ogni partito riuscirà a trovare nuovi spazi di confronto interni ed esterni e temi di riferimento propri e distintivi per tornare a essere espressione di quanti scelgono di sostenerlo“.

"Le forze politiche in campo saranno capaci di raccogliere e rappresentare" gli stimoli che arrivano dalla società civile “all’interno di un’azione mediatrice?”, la domanda provocatoria alla politica di Civiltà Cattolica.

”Anche durante il lockdown, - sottolinea la rivista dei Gesuiti - sebbene fossero presenti le regole di distanziamento, sono emersi gruppi di protesta in tutte le democrazie europee. Alcuni cittadini si sono opposti alle misure di contenimento del virus; altri ancora, esponenti delle categorie professionali e lavorative più colpite dalle chiusure (i commercianti e i ristoratori, i lavoratori del mondo dello spettacolo o quelli del turismo, ad esempio), hanno manifestato le loro difficoltà economiche e sociali“.

“Movimenti di protesta e movimenti di proposta - la riflessione della rivista diretta da Antonio Spadaro - segnalano l’esistenza di un fermento nella società civile. Lo generano e lo stimolano le disuguaglianze che nascono o si aggravano a motivo dell’emergenza, la crisi ecologica e il desiderio di cambiamento, la reazione di protesta alle misure assunte a causa della pandemia, ma anche la ricerca di un nuovo dialogo tra cittadini ed esponenti della politica. Queste realtà, a prescindere dalla definizione delle istanze di cui sono portatrici, evidenziano l’emergere di temi che uniscono e temi che dividono, ma anche questioni molto ampie e inevitabilmente vaghe”.

Un bacino di nuove energie da non disperdere. “Sarà possibile non disperdere queste nuove energie se saranno raccolte in spazi politici, perché - annota Civiltà Cattolica con le parole di padre Spadaro - ‘la reazione fisica deve diventare progettuale e tale da integrare pure emotività e intelligenza politica. La reazione “antivirale” deve lasciare spazio a un processo riabilitativo e ricostituente’. Ma le forze politiche in campo saranno capaci di raccogliere e rappresentare questi stimoli all’interno di un’azione mediatrice?“.

Capitolo Lega: "Per il partito di Salvini diventerà sempre più complesso conciliare l’adozione di politiche europee con la posizione sovranista", si legge nell'editoriale. Civiltà Cattolica analizza quindi gli scenari politici segnalando come “l’appoggio a un governo di coesione nazionale – nato per contrastare l’emergenza pandemica e per gettare basi solide per una ripartenza del Paese – costringe tutte le forze che lo sostengono a fare i conti con se stesse”. A partire dagli anti-euro e da chi ha costruito il consenso con la lotta ‘anti casta’.

La rivista diretta da padre Antonio Spadaro osserva: “Per alcune realtà che hanno costruito il loro consenso sulla critica all’euro e sulla lotta «anticasta» sarà difficile far digerire a quanti avevano dato loro fiducia una figura come Draghi, ex governatore della Banca centrale europea. Così si può comprendere la scelta di Fratelli d’Italia, l’unico tra i partiti più rappresentativi a scegliere la via dell’opposizione. Una decisione rischiosa, perché potrà circoscrivere quel partito nei confini della forza di protesta senza acquisire l’identità di forza governativa”.

”Dall’altra parte - annota Civiltà Cattolica - è indicativa la ricerca di un nuovo posizionamento della Lega, che pare aver rapidamente cambiato il suo atteggiamento riguardo all’Unione europea: in Italia ha espresso la fiducia a Draghi, fortemente europeista, e partecipa con suoi rappresentanti alla compagine governativa; nel Parlamento europeo, invece, aderisce al gruppo sovranista e antieuropeista Identità e Democrazia. Gli attuali messaggi politici sembrano discordanti: ad esempio, il 9 febbraio 2021, nella votazione sul regolamento del Recovery and Resilience Facility, la Lega ha votato in contrasto con il gruppo di appartenenza, mentre è pronta a criticare qualsiasi mossa falsa della Commissione europea”.