Civiltà cattolica: la Bibbia è contro abuso di simboli religiosi

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Città del Vaticano, 13 feb. (askanews) - "Negli ultimi tempi, sempre più spesso i simboli religiosi fanno la loro irruzione nell'agone politico. Spesso Dio viene tirato in ballo in maniera impropria, chiamato come testimonial di una parte politica o come un'etichetta per promuovere un partito. Il tema è senz'altro di attualità, ma la problematica ha radici antiche. Per questo le stesse Scritture ebraico-cristiane contengono gli anticorpi contro qualsiasi strumentalizzazione del divino": lo spiega il gesuita Vincenzo Anselmo nell'ultimo numero della Civiltà cattolica.

"Il racconto dell'arca (1 Sam 4,1-11) e quello della riforma 'religiosa'di Geroboamo (1 Re 12,26-33) offrono uno spaccato interessante su come la Bibbia metta in guardia da ogni strumentalizzazione del sacro", sottolinea padre Anselmo. "Gli anziani d'Israele considerano Dio in modo magico. Difatti, conducono l'arca sul campo di battaglia, ritenendo che basti questo gesto dal sapore scaramantico per garantirsi il successo. Scopriranno, però, a caro prezzo che Dio non è un amuleto, ma il Vivente e il Signore della storia. Geroboamo è un re che non agisce per il bene del regno d'Israele, ma è mosso dal timore e dalla preoccupazione di perdere il suo potere. Per questo opera in modo irresponsabile, conducendo tutto il popolo verso l'idolatria tramite la sua riforma cultuale. La religione viene così asservita agli interessi del sovrano, al fine di consolidare il suo regno vacillante. Questi racconti si presentano come un monito, per il lettore di ieri e di oggi, perché non si riduca il mistero di Dio a mero strumento idolatrico per i propri interessi partigiani. La Scrittura ammonisce i capi politici, anziani e re, affinché non manipolino l'elemento religioso per ottenere il consenso o il successo. Attraverso le storie bibliche tutta la comunità credente è sollecitata a non vivere la religione come superstizione e magia, ma a stabilire la giusta relazione con un Dio vivo che 'in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare'".