Civilt cattolica: la teologia antidoto ai nazionalismi religiosi

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Citt del Vaticano, 18 giu. (askanews) - "Il nazionalismo religioso-culturale di tutti i tempi esige una risposta teologica". Lo scrive la Civilt cattolica, quindicinale della Compagnia di Ges stampato con l'imprimatur della Segreteria di Stato, in un articolo del gesuita indiano Joseph Lobo.

La religione "pu raggiungere i livelli profondi della realt umana e indurre una trasformazione a livello sia personale sia strutturale. Gli ideologi del nazionalismo religioso-culturale hanno sempre compreso molto bene che il livello fondamentale dell'essere umano quello religioso, per il fatto che la sua apertura verso l'infinito gli permette di trascendere il suo stesso s, e quindi hanno prodotto molti martiri per la loro causa, mentre torturavano e uccidevano altre persone. Questo pu essere contrastato soltanto per mezzo di un impegno che nasca da aspirazioni religiose ancora pi profonde e pi autentiche. Qui si radica l'importanza del ruolo della religione e della teologia", scrive padre Lobo.

Il gesuita mette a fuoco il concetto di "idolatria", ossia "il culto reso a qualcosa di diverso dalla divinit. Essa strumentalizza la religione. Tutte le religioni del mondo, senza eccezione, in qualche momento della loro storia cedono a simili processi", ricorda padre Lobo. "Non ne stato esente il cristianesimo, lasciandosi a volte strumentalizzare da interessi che poco o nulla avevano a che fare con la genuinit del messaggio evangelico (basti pensare al periodo colonialista). Ogni volta che i fondamentalisti islamici usano la religione per perpetrare e giustificare la violenza e la corruzione, strumentalizzano l'islam. Le attuali dinamiche dell'hindutva hanno fatto lo stesso con l'induismo. Il buddismo, nello Sri Lanka, rischia di essere preda di monaci radicalizzati. Tutto questo in diretto contrasto con i princpi fondamentali liberatori delle religioni".

Per quanto riguarda il cristianesimo, in particolare, padre Lobo cita, pers smentire questa lettura strumentale, sia i testi dell'antico testamento ("Da una parte, sostengono l'esclusivismo religioso-culturale di Israele e il suo correlato sentimento di essere favorito da Dio; dall'altra, raffigurano la visione dell'amore universale di Dio che si prende cura di tutti i popoli") che il Vangelo: "Risulta al riguardo illuminante prendere in considerazione la parabola del Buon samaritano (cfr Lc 10,25-37). Il suo impatto risiede nell'idealizzazione del samaritano invece che di un (buon) ebreo. Pur criticando il sacerdote e il levita per la loro religiosit non liberatoria, la parabola avrebbe potuto esaltare un ebreo qualsiasi, un povero. Perch invece esalta un samaritano? La nuova categoria, quella del 'prossimo', un antidoto all'autogiustificazione nazionalista. Il prossimo non coincide con il correligionario e il connazionale".

L'articolo della Civilt cattolica smaschera un meccanismo tipico dei nazionalismi: "Di solito i simboli pi forti dell'identit - come la religione, la razza, la lingua, la cultura, l'ideologia e cos via - vengono utilizzati per mantenere l'abisso tra 'noi' e 'loro'. I movimenti nazionalistici ristretti e oppressivi prosperano costruendosi un 'estraneo' o un 'altro' come nemico comune, facendone un capro espiatorio, mentre le contraddizioni interne del 'noi' vengono volutamente nascoste. Quando il Mahatma Gandhi ha combattuto gli inglesi - chiosa il gesuita indiano - era acutamente consapevole delle contraddizioni interne dell'India. Di conseguenza, prima di ogni satyagraha digiunava e pregava per liberare se stesso e i suoi seguaci dalla rabbia, dall'avidit e dalle altre schiavit interiori. Per lui, l'integrit personale di tutti, specialmente dei leader, era di fondamentale importanza".

Una risposta al nazionalismo, dunque, " una risposta autenticamente religiosa, ovvero una risposta che, attraverso la teologia, sappia cogliere l'essenza del discorso religioso stesso, decostruendo narrazioni e pratiche che si rivelano distruttive anzich costruttive, come quelle del nazionalismo, appunto. La teologia non solamente importante, ma essenziale per decostruire tante narrazioni e tante pratiche distruttive che disumanizzano gli individui e le collettivit, come la retorica e l'esercizio del nazionalismo religioso-culturale".

Padre Lobo formula per un'avvertezna: "Se si vogliono contrastare efficacemente distorsioni come queste, necessario che l'esegesi e la teologia delle diverse religioni, oltre che scientificamente fondate, siano di pubblico dominio16. In altre parole, esse devono liberarsi dalla morsa dell'elitarismo, e dev'essere loro consentito di emergere e di svolgere un ruolo nell'ambito pubblico, in modo che diventino socialmente intelligibili e significative, sia nelle loro modalit metodologiche sia nelle questioni che focalizzano".